Armando Crispino
...Play me my song, here it comes again...
In piena epoca di giallo all’italiana lanciato da Mario Bava e collaudato (e anche un po’ scippato) con grande successo dal Darione Nostro, nascono tutta una pletora di titoli da far invidia ad uno zoo, fra uccelli piumati Swarovsky, giornate no per arieti e gatti multicolori in situazioni surreali. In mezzo a questo pet shop filmico, nel ’72 si accoda un titolo che rimane più cult del film stesso: L’etrusco uccide ancora, l’equivalente evocativo di un Giovannona Coscialunga tanto per stare in tema e periodo storico. E visto che su Prime occhieggiava nel catalogo, perché non buttarci un occhio?
A Spoleto, un archeologo americano con più passione per la bottiglia che per l’arte, dallo sguardo perennemente torvo e monocorde (forse gli hanno detto di fare una faccia e un baffo alla Maurizio Merli, ma si sono dimenticati di spiegargli come usarli, vai a sapere), durante degli scavi scopre una tomba etrusca e grazie ad una sonda riesce a fotografarne l’interno, rivelando degli affreschi che ritraggono Tuchulcha, il dio etrusco della morte intento a mazzuolare due amanti. Bella scoperta, se non fosse che la sonda sparisce e viene usata per accoppare coppiette che cercano luoghi d’accoppiamento fra necropoli e cantine. Ma non è tutto, perché le vittime vengono prima spaventate con un registratore che spara a tutto volume il Requiem di Verdi – ma funziona anche allo spettatore a cui cala la palpebra - dopodiché vengono pestate come stoccafissi e composti nella posa dell’affresco, con tanto di scarpette rosse calzate alla lei di turno. Che sia il dio etrusco? Oppure c’entra qualcosa il direttore d’orchestra greco Nikos Samatrakis, che pare una caricatura di Bernstein? E se invece fosse qualcuno dei pittoreschi comprimari dal direttore di ballo gay, alla ex dell’archeologo che ora è la donna del greco?
Uscisse oggi avremmo la risposta sovrannaturale, invece la soluzione è altrove. Non è invecchiato bene (mi ci sono volute due tranche per finirlo) e a tratti il plot tratti è confuso, mischiando generi diversi con battute e personaggi ormai improponibili. Di gradevole rimangono i suggestivi esterni di Spoleto e certe intuizioni, come la parte finale nella chiesa e quella luce così anni ’70. Crispino, che assieme a Lucio Battistrada è autore di soggetto e sceneggiatura, non è Argento (infatti niente assassini donna), ma ha un occhio per i generi in voga e certe scelte ribadiscono proprio l’idea di smarcarsi dai modelli di Darione. Peccato per Enzo Cerusico poco utilizzato. Rivisto oggi sembra uscito più tardi, forse perché certi stilemi sono stati rubacchiati – pardon, ripresi – sempre da Argento che se ne ricorderà nei film successivi, dai i traumi infantili in Profondo Rosso e per le scarpette rosse di Tenebre. Ma Tuchulcha si è vendicato: infatti, dopo Phenomena anche Dario Argento è stato colpito dalla sonda e il suo cinema non ha più dato i segnali sperati… Musiche di Rix Ortolani incluse nel prezzo.
Solo per gli aficionados.

