...Almost Heaven, West Virginia...
C’è un’intervista risalente a quando Berta filava, in cui il conduttore chiede a Nicole Kidman qualcosa inerente alla sua separazione da Tom Cruise e lei replica: “Adesso posso mettermi i tacchi.” E subito dopo storce la bocca in una smorfia quasi a dire: “Questa era cattiva, lo so.” A vedere la filmografia di Nicole da allora, notiamo che (a partire da The Others, più o meno) oltre ai tacchi, la Kidman abbia pensato: “Adesso posso indossare la mia vera faccia.”
Fateci caso: negli ultimi anni non ha alzato la posta in ruoli più thriller, con personalità altoborghesi algide fuori ma vulcaniche dentro? I suoi occhi azzurri non sono gelidi ma inquieti, come se dentro i suoi pensieri brulicasse una scintilla luciferina? E no, non è solo il botox.
Secondo me è quello “la Nicoletta” che ha portato in dote in Scarpetta (scusate la pessima rima).
Kay Scarpetta è la patologa forense nata dalla penna di Patricia Cornwell, che fa il suo nel debutto nel romanzo Postmortem(1990) e che dopo ventinove romanzi (l’ultimo uscito a ottobre 2025) e oltre 120 milioni di copie vendute -nonché vari tentativi di adattamento al cinema finiti nel limbo – sbarca in formato serie televisiva, otto puntate su Prime col volto e gli occhiali della Kidman. Ma, attenzione: la serie non è fatta per i fan. Il che li farà incazzare, ma rende il prodotto fruibile a chi non conosce il personaggio (Tipo me).
Infatti, l’ideatrice e sceneggiatrice Liz Sarnoff sceglie di non sceneggiare nessun romanzo specifico, ma di intrecciare passato e presente in una narrazione asincrona, che parte dal ritorno in Virginia di Kay Scarpetta quale medico legale, dopo ventotto anni dal primo caso che le aveva lasciato qualche strascico non da poco: in giro c’è un killer che ha lo stesso modus operandi di quel pasticciaccio dei tempi che fu. E fra i boschi della Virginia, Kay ritrova pure il detective Pete Marino (Bobby Cannavale) un personaggio a metà tra la spalla friendzonata e il disilluso, sposato con la sorella di Kay, Dorothy (Jamie Lee Curtis) sboccatissima e tre metri sopra le righe ( a quanto pare lo stereotipo dell’italo-americano col peggio dei due mondi - lasagne e scenate - è difficile da togliere anche nel 2026. Forse perchè se digiti Scarpetta sul web, le immagini che compaiono più sono quelle della puccia nel sugo....), una nipote troppo attaccata all’AI e Ben Wesley (Simon “The Mentalist” Baker) marito e di Kay poliziotto dell’FBI che sta lavorando in parallelo al caso. Questo che funziona davvero e che ho apprezzato davvero è la “Scarpettina”, ossia la giovane Kay interpretata da Rosy McEwen, somigliante il giusto e che offre he offre non solo gli episodi migliori della serie, ma stacca anche la sua parte "matura", dando un ritratto sfumato e nervoso (e tabagista) della giovane medico legale al primo caso. Una donna costretta a muoversi in un mondo maschilista, fra capi viscidi e gente corrotta che vuole occultare prove e farle saltare il posto, ma ehi, erano gli anni ’90. Non a caso mi ha ricordato l’ambiente “macho” di Il Silenzio degli innocenti.
La Kidman da par suo fa da complemento e traguardo alla giovane sé stessa, aspirando le sue belle boccate di fumo e di stress derivante da tutte le vicende familiari e legali, pronta a incrinarsi sempre di più, fino a sbroccare in un finale che lascia aperta la porta alla seconda stagione, ma anche ad una Nicole devastata che dà la stura a tutte le repressioni e le tension interiorii. E ho il sospetto che a Nicoletta piaccia questo genere di personaggi, forse perché è la sua vera faccia. Guardare per credere.
Non è che sia una serie perfetta: il passato col tono da soap opera, tipo I dolori della giovane Kay è riuscita, mente certe parti del presente, tipo un laboratorio bioenergetico che precipita in un campo, se la potevano risparmiare: è Scarpetta e Marino, non Scully e Mulder, anche meno. E pure il rapporto della nipote con l’AI (che ne ricrea la fidanzata morta) è un po’ estremo. Come serie legal thriller rischia di essere esordire in ritardo rispetto a tutto cià che è uscito mentre la Cornwell scriveva, ma si sa: i tempi dei copyright e dei creatori non sono i nostri. E ora scusate, ho la parmigiana in forno.
Ah, la Cornwell fa un cameo come giudice che fa giurare Kay prima dell’incarico.
Un 6 e 1/2 non glielo leva nessuno. E neanche la nuova faccia di Nicole.



