sabato 27 settembre 2025

NELL’ ANNO DEL SIGNORE (1969)

 

Luigi Magni 

 

                          

                     La signora ha un nome cha fa paura…Libertà, libertà.

 

 

Ciao Giuditta.

Quando ho letto che anche Claudia Cardinaleè passata al lato bianco dello schermo, mi è scorsa davanti una galleria di ruoli: la donna angelo in 8 e1/2, il primo film dove recitava non doppiata, con Fabio Testi ne I guappi, l’adultera redenta nel Gesù di Zeffirelli… Ma c’è un ruolo che è mi è rimasto marchiato a fuoco nel cervello, quello che ha fatto scattare questo piccolo omaggio: Giuditta Di Castro, la “giudia” nella Roma papalina Nell’anno del Signore dove accende più passioni e rivoluzioni dei moti carbonari che serpeggiano in città. Un personaggio che forse Claudia Cardinale è stata anche nella vita (vedi la relazione-guinzaglio con Franco Cristaldi), forte ma anche umana, che, come la Giuditta del film, ha l’unico argomento che può avere una donna per convincere un uomo: l’amore.

Nella Roma del 1825, il ciabattino analfabeta Cornacchia (Nino Manfredi) è in realtà Pasquino, l’autore di satire contro la Chiesa e il clero e convive con Giuditta, un’ebrea che gli fa da aiutante. Ma Giuditta ha il cuore che pende per il dottor Leondina Montanari, un medico ebreo e carbonaro col vizio della cospirazione contro il Papa. Quando Cornacchia scopre che Filippo Spada uno dei congiurati li ha denunciati al colonello Nardoni (Enrico Maria Salerno) - sperando così di salvare la propria figlia dal vaiolo -, corre ad avvertire Montanari, il qual però decide di seccare il delatore con una bella coltellata prima che spifferi tutto. L’attentato però fallisce e Montanari e il suo socio di lama Targhini finiscono ai ceppi in attesa del processo che sarà presieduto dal sagace e inflessibile Cardinal Rivarola (Ugo Tognazzi) e Cornacchia si troverà a compiere delle scelte‘de core e degli errori di penna per salvare il salvabile, fosse anche un volemose bene con Giuditta…    

Tratto liberamente da una cronachina romana– l’esecuzione di Targhini e Montanari – il film mette insieme in cast stellare tra attori nostri e esteri. Magni voleva attori sconosciuti per renderlo più veritiero, ma la produzione impose nomi grandi per renderlo più appetitoso.  Ci sono pure Sordi nei panni un frate zelante, Britt Ekland, impagabile nel ruolo della moglie snob e zoccola di Spada, che quando arriva con la carrozza e lo vede a terra accoltellato, si lamenta della figlia e della vita a Roma. Ma la vera chiave di volta è Giuditta.

Giuditta è ebrea, rea di convivere con Cornacchia come le viene ricordato costantemente e dalle prediche forzate (volute da Papa Leone XII) a cui deve assistere. Ma se era destino che Lui morisse, allora avemo fatto la sua volontà, ci sussurra in un inteso primo piano. Giuditta è Cicerona di Targhini, quando di cerca di farlo scappare, in un’altra scena notevole (ma falsa) dove gli racconta che in quel palazzo vivono rinchiuse la madre e la sorella di Napoleone, riflettendo sulla caducità delle glorie passate.

Giuditta trascina il suo rapporto con Cornacchia, che non reputa uomo abbastanza (ma non sa che lui è Pasquino), volendo qualcosa di più che un tirare avanti a volersi bene. Vorrebbe i basettoni di Montanari, forse perché sinceramente innamorata di lui, ma le dispiace anche per Targhini, così giovane e pronto a sacrificarsi per la causa della rivoluzione, e come farsi ascoltare? Con l’amore e il malinconico Tema di Giuditta, musicato da Trovajoli che più degli occhi scuri della Cardinale vestono Giuditta di tutte la passioni e intenzioni.                                                                                                                                          Perché Giuditta, come tutte le donne sa che l’omini sono come dei bambini, anche se hanno la Carboneria e aspettano che il popolo si svegli, deve essere materna e portarli a casa, anche se sa che fallirà.

Giuditta è donna, Giuditta è tante donne. Giuditta è Claudia Cardinale.

Buonanotte, popolo. Buonanotte Giuditta.

 

 

sabato 20 settembre 2025

THE RULES OF JENNY PEN (2024)


 

James Ashcroft

 

 

 

 

What a drag is getting old…

 

 

 

Direttamente dalla Nuova Zelanda, su Shudder, o i vari corsi d’acqua alternativi, arriva questo horror geriatrico-psicologico. Oookay, direte voi, che vuol dire?  Sfide di scacchi all’ospizio fra Dario Argento e Lamberto Bava? Naaah, abbiamo due giganti come Geoffrey Rush e John Lithgow a battagliarsi all’RSA.

Eh sì, perché Rush è Stefan Mortensen, un maturo e inflessibile giudice che durante un’udienza ha un ictus che lo lascia paralizzato dalla parte destra del corpo, ma sempre col cervello tagliente e acceso. Essendo solo, e sapendo come funziona la sanità made in USA, in attesa di poter tornare a casa e recuperare il controllo del corpo, trascorre le giornate in un ospizio, sempre con l’atteggiamento tagliente (ma diciamo pure stronzetto) che aveva in tribunale. Ma c’è una tortura peggiore delle sedute di fisioterapia e di visite neurologiche: Dave Crealy (Lithgow), un degente di lungo corso che gira con un bambolotto attaccato al braccio – Jenny Pen del titolo – con cui fa le vocine  e si comporta da padrone assoluto. Di notte vaga per le stanze, seviziando e umiliando i vari ospiti, costringendoli fra le altre cose a baciare il derrière della bambola. Nessuno lo denuncia, lo staff anzi scambia certi suoi comportamenti per demenza senile. Ma Stefan non ha intenzione di sottostare alle regole di Jenny Pen…

Tratto da un racconto di Owen Marshall il film riesce a essere una piccola gemma di cattiveria in mezzo a diverso piattume che gira ultimamente. Sarebbe lo stresso senza i due grandi nomi? No, perché Lithgow è perfettamente a suo agio nei panni del bullo geriatrico, e nessun’altro potrebbe rendere la sua patologia così asciutta. E Rush, beh, lui è talmente rigido e umano da mostrare tutta la gamma delle emozioni sotto la maschera dell’invalidità. C’è l’aria malinconica e deprimente delle RSA e della senilità come in Remember (senza nazi però) e lo status un po’ straniante di Bubba Ho-Tep (ma senza Elvis e le mummie egizie). E poi c’è Jenny Pen, il bambolotto dalle pupille vuote che a tratti ha un’aura  demoniaca da fare ciao ciao a tutte la varie Annabelle e compagnia baloccante. E poi dura un’ora e mezza scarsa, il che concentra tutto senza inutili filler. Anche perché le luci si spengono presto e saprete dire chi comanda…? Jenny Pen, bravi. Ora baciate il suo sederino…

 

Molto consigliato.

sabato 6 settembre 2025

DEXTER:RESURRECTION (2025)

 





 

 

 

AA.VV.

 

 

 

 

My take on bipolar depression, the dark passenger…

 

 

 

Il serial killer di serial killers spegne la sua decima candelina: con un bella pugnalata sulla torta, of course. Siete tutti invitati, portate il Codice di Harry e citofonate a Dexter Morgan; dite che vi manda il passeggero oscuro.

Ho sempre avuto un legame particolare con Dexter, tanto da averci chiamato il protagonista del mio romanzo La Scala di vetro,Dexter Hall metrà personaggio e metà attore (poi l’ho modificato in Lester Hall, fine pubblicità). Se poi dopo questa sconvolgente rivelazione morite dalla voglia di impossessarvi di una copia del libro lo trovate su Amazon. Ma andiamo avanti.

Dopo un cinque stagioni (sì, anche quella con Lumen/Julia Stiles per i motivi di cui sopra), l’ematologo dal lato oscuro di Miami si è trovato vittima di tre stagioni allungate col brodo e farcite con trame e sottotrame  sempre più frettolose e risolte alla boia d’un Giuda. Quello che poteva essere gestito in una stagione finale compatta è stato scialacquato in tre, con soluzioni da Giocotrono di Spade, ovverO: non so come chiudere, quindi muore un altro personaggio. Finché nel 2013, l’imbarazzante finale vede il nostro Dexter concludersi con un piccolo amaro in bocca per alcuni, ma tutto sommato coerente per me.

Finché nel 2021, Clyde Phillips sviluppa il seguito della serie con New Blood, dove il nostro, sempre impersonato dal fido Michael C. Hall, pur tenendo conto del tempo passato – e delle rughe in volto - si riallaccia agli eventi della serie originale con coerenti ritorni dal passato e interessanti aggiornamenti: non più lo spirito di Harry a fargli da coscienza, ma quello della sorella Deb, Il tutto sullo sfondo della solita caccia al serial killer di turno. E quando sembrava che tutti i nodi fossero al pettine e che questo ritorno fosse one-shot (in molti sensi…) ecco che quella che sembrava una minaccia, prende vita, come per i vari Freddy Kruger e Michael Meyers. Dexter risorge!

 Non è un ritorno, ma una resurrezione: il nostro eroe dopo aver lottato fra la vita e la morte in una prima puntata non proprio entusiasmante – almeno nella parte in cui in coma rivede tutti i vecchi (ormai) antagonisti che dicono la loro frasetta prima di scomparire – la serie migliora e Dexter torna fra i più, con l’intento di seguire il figlio Harrison che vive e lavora a New York e vuole lasciarsi tutto alle spalle, e sfuggire al ritrovato amico e collega Angel Batista che ha finalmente sentito puzza di bruciato su Dexter. Non mancheranno i soliloqui paterni con Harry sull’alternanza vita/ammazzamenti, un serial killer newyorkese che gli assomiglia e che si fa chiamare l’oscuro passeggero (Sic), un misterioso club e la guest star di lusso e di turno, interpretata dall’eclettica Uma Thurman, che probabilmente voleva togliersi uno sfizio, forse stufa di togliersi le scarpe nei film di Tarantino. Nel prezzo è compreso anche Peter Dirklange, verso ruoli più dark.

Resurrezione: un ritorno, una purificazione, un rito di passaggio. Sembra quasi che questa stagione alluda a questi topoi,con un occhio alle caratteristiche vincenti delle serie passati e uno sviluppo definitivo al personaggio, prima di archiviarlo senza il rischio di raschiare il fondo del barile, cosa queste due stagione si sono giocate bene. “Sono quello che si aspettano da me” , conclude il nostro. E questo è un punto fermo; e speriamo anche l’ultimo. Questo almeno, è quello che mi aspetto io: no more blood. Grazie, Dexter. Ci vediamo nelle serie.

Per gli affezionati, per chi vuol salutare 

I PECCATORI (2025)

    ...Got my mojo workin', but it just won't work on you I wanna love you so bad, I don't know what to do...   Ryan Coogler  ...