Philippe Mora
in the pale, pale light.
pale, pale light of the moonglow.
howling
Sulla coda dell’estate 2025, troviamo questa codina di lupo spelacchiata di 40 anni fa, buona per appenderla al vostro specchietto retrovisore: L’ululato 2, detto anche Howling II - o Howling II…Your sister is a werewolf più un altro codazzo di titoli alternativi in base alle varie edizioni home video -, il primo sequel della cucciolata iniziata con l’ottimo L’Ululato di Joe Dante di quattro anni prima. Il film che segna il ritorno di Christopher Lee all’horror dopo circa dieci anni di assenza (dai tempi della Hammer per intenderci), dove l’attore ha tentato un rilancio internazionale della carriera in America. E la scelta di tornare qui…non è esattamente felice. Caro Zio Chris, era meglio se avessi seguito il tuo vecchio amico Peter Cushing nella rimpatriata Hammer di L’Ora del mistero e simili….
Il film si apre con Lee monocorde in sovrimpressione su una galassia che legge dei passi biblici, una roba che pare un programma notturno di tarocchi su reti private, per poi riallacciarsi alla fine del primo film: dopo la morte di Karen, che si è trasformata in lupo mannaro in diretta tv, il fratello di lei, Ben viene avvicinato un triste figuro di nome Stefan Crosscoe di professione “lupomannarologo” (Lee, appunto), che lo informa che sua sorella era un lupo mannaro e che per dar pace alla sua anima occorre andare in Transilvania a distruggere la Regina dei licantropi Stirba (Sybil Danning), la quale dal suo castellaccio fa il bello e cattivo tempo, tra rituali trash e orgette a tre. Ah beh, si beh, se lo dice lui...
Tutto nel film è sbagliato: a cominciare dalla scelta del regista Phippe Mora, che ha riscritto l’idea originaria del sequel del romanzo di Gary Bradner (tirato a bordo pure lui, poraccio) spostando l’ambientazione dal Messico ad una Transilvania “contro figurata” da una Praga sorvegliata dalla polizia locale, visti i tempi di guerra fredda, più alcuni interni posticci e qualche ripresina a Los Angeles. Gli effetti speciali poi, sono di un penoso, tra zoom e piccoli dettagli col look dei lupi mannari simili a scimmioni. E dire che Lee apprezzava i lavori di Mora, avendo fatto con lui quella pacchianata di The return of Captain Invincible…Il che fa sorgere i dubbi sulle capacita di giudizio dell’attore, anche se quando Joe Dante lo ha chiamato per il suo Gremlins 2, Lee si è scusato con lui per aver partecipato a ‘sta vaccata.
Lee da par suo è poco convinto, mesto e svogliato, probabilmente recita pensando ai soldi, mentre il grosso del film poggia sulle poppe di Sybil Danning, bionda vichinga che recita con le seguenti espressioni: nuda, impellicciata con peli finti e con completino da battaglia a metà tra il S/M e Mad Max dei poveri. Non esattamente un capolavoro. Fiacco, lento, trash, con musiche synth, del gruppo Steve Parson & Babel, una specie di Enrico Ruggeri coi Decibel, ma in versione discount che compaiono nel film nella scena della discoteca.
Unico motivo di visione sta nel finale, in cui c’è lo “Spoppamento” (La Danning che si strappa il reggiseno) ripetuto 17 volte sulla canzoncina Howling. Ma visto una volta, basta.
Comunque consolatevi: i sequel successivi sono ancora peggio.
Sta su Prime a noleggio: passate pure oltre e guardatevi lo spoppamento
