sabato 28 marzo 2026

SEND HELP (2026)

 

 


Sam Raimi

 

...One way, or another, I'm gonna find yaI'm gonna get ya, get ya, get ya, get yaOne way, or another, I'm gonna win yaI'm gonna get ya, get ya, get ya, get ya...

 

Cosa c’è di peggio di doversi sorbire il proprio capo in ufficio, in smart,in trasferta, via call, via mail anche dopo le otto di sera, o mentre ti godi l’agognato caffè in pausa, o – peggio - mentre stai per addentare il paninazzo del pranzo?

Spoiler: finire col capo su un’isola deserta e sperduta. Solo voi due, travolti dalla solita sfiga nello sperduto mare della Tailandia. 

Paura, eh? Perché il capo è sempre il capo e certe attitudini non le perde,anche se c’è non c’è una cippa da mangiare, uno straccio di posto dove ripararsi dalla pioggia. Perché invece di preoccuparti di ‘ste cose non pensi a farne di più utili tipo scrivere “Help” sulla sabbia?

Ma dov’è che lavori, in contabilità? No, strategia e pianificazione;Problem Solving & Soft (S)kills.

Agh.

 

Linda Liddle è una Rachel McAdams occhialuta, ficcata in vestiti spenti e scarpe ortopediche, la stramba dell’azienda che vive sola col suo pappagallino, derisa per i suoi video promo per il programma Survivor, eppure un drago coi dati, tanto che il CEO le promette apertamentela promozione avicepresidente…epoi muore. Gli subentra il figlio Bradley Preston (Dylan O’Brien), inetto superficiale, fatuo, che già la snobba perché donna - e in più lei gli si presenta con uno sbuffo di salsa al tonno all’angolo della bocca, in una scena tanto riuscita (e insistita)da sentirne l’odore di pesce e il disgusto immediato del boss -, e il posto va al collega incompetente neoassunto che è maschio, manzo e amico di Bradley dai tempi del college. A chi non è capitato?MaLindaserve per l’imminente fusione societaria, quindi sono costretti a portarsela a Bangkok per concludere l’affare. Piccolo inconveniente: il volo precipita, e gli unici a salvarsi su un’isola deserta sono Bradley e Linda.I ruoli si ribaltano, il divario si amplia e la tensione sale.Il capo diventa sottoposto e viceversa. Linda tira fuori le sue abilità da Survivorche tutti perculavano, mentre Bradley arranca e la tensione sale. Ma c’è qualcosa che non quadra nel loro gioco delle parti…qualcosa di sotterraneo oltre ai conflitti uomo contro donna, padrone contro servo, forte contro debole. Sarà un gioco al massacro.

 

Torna Sam Raimi, dopo una parentesi di diciassette anni (e due film Marvel)dall’ultimo lavoro interamente suo, il bell’horror Drag Me to Hell e ci serve quella che al primo assaggio sembra essere una commedia dal sapore à là Travolti da un insolito destino… ma che in profondità ha l’anima nera di Misery non deve morire. Sembra, appunto. Raimi è bravissimo a dosare i toni, a giocare su un equilibrio precario, a spostare l’ago della bilancia sulle sfumature, per farti tifare prima per uno, poi per l’altra, perché entrambi hanno a loro modo ragione. E funziona.

Stiamo dalla parte di Linda - che troviamo strana, nei suoi discorsi c’è qualcosa di bruciaticcio, - ma ha tutte le abilità necessarie e trova sull’isola deserta il suo riscatto da tutte le umiliazioni e intende mantenerleanche a costo di punizioni: vedi la scena della finta castrazione, col topo al posto del pipino. Ma capiamo anche Bradley, che vorrebbe solo andarsene da lì e impara i rudimenti di sopravvivenza per poi tentare di avvelenare Linda con la cena per fuggire con una zattera costruita di nascosto.

Sembra, perché Raimi dosa bene i due generi del film: ci fa credere che la commedia avrà la sfumatura romantica e ci ricorda che quello è comunque un horror, come nella sequenza della caccia il cinghiale (in CGI) dove scorrono litri di sangue, o nell’incubo con la zombie, scene dove Raimi è maestro nel creare l’atmosfera, tirando le zampate giuste, come ci si aspetta da lui.

Non ci si risparmia: sangue, vomiti, incubi,lotte per la sopraffazione, tutto dosato in questo film dall’aspetto di commedia tropicale aiutato dalle musiche di Danny Elfman.

Qualcosa che potrebbe succedere a chiunque. Tutti potremmo avere/essere una Linda dentro di noi, o sentirci/comportarci da stronzi superficiali come Bradley perché tanto è ci sono le Linde a far tutto per noi.

E quando succederà…mandate soccorsi.

 

Very much consigliato.

giovedì 12 marzo 2026

THE RUNNING MAN (2025)

 


...Hey, think the time is rightFor a palace revolution'Cause where I live the game to playIs compromise solution...

 

Edgar Wright

 

Si scrive Richard Bachman, ma sipronuncia Stephen King.Ormai lo sanno anche i sassi che lo Zio Steve ha pubblicato con questo pseudonimo una manciata di romanzi trattano di disperazione urbana, follia e futuri angosciosi allora, ma azzeccatissimi oggigiorno. E quest’anno la “metà oscura” dello Zio, esce con ben due adattamenti cinematografici: il primo è La Lunga Marcia, il secondo è questo The Running Man - L’uomo in fuga che vanta già unaprima trasposizione nell’87 da titolo L’Implacabile con un corridore d’eccezione: Arnold Schwarzenegger. Non ho visto questa prima versione, ma una strizzata d’occhio a “Schwartzy” questo film la fa in modo simpatico: è la faccia stampata sui nuovi dollari di un’America futura, autoritaria e distopica (certo, come no), nella quale per evitare manifestanti incazzati, vige una la regola del panem et circenses, ovvero: ti anestetizzo di FreeVee e di programmi a premi tanto spietati quanto granosi.

Co-op City: il nostro eroe Ben Richard (Glen Powell) è un operaio molto ceto basso, finito nella lista nera per aver denunciato ad un sindacato le misere condizioni di lavoro della sua azienda. Vive in un buco nei bassifondi con vista merda assieme a sua moglie Sheila e una figlia Cathy. La piccola però si ammala, le medicine costano e i soldi scarseggiano. Per cui al nostro non resta che partecipare a qualche programma FreeVee. La sua incazzatura e la sua cocciutaggine lo renderanno un concorrente perfetto per la serie dell’Uomo in Fuga, un programma in cui deve sopravvivere per trenta giorni, sfuggendo ai cacciatori capitanati dal bastardissimo Evan McCone e dove chiunque potrà denunciarti, perché soldi facili, a chi fanno schifo? Anche se sono in Arnold-valuta varranno sempre qualcosa.

L’uomo in fuga è uno di quei romanzi dove lo Zio Steve era già avanti: un libro secco e disperato, quasi sfiduciato. Ogni pagina è un conto alla rovescia e il finale nero non è presente in nessuna delle due trasposizioni, ma in questa un po’ ci si avvicina.

Wright lo adatta parlando della società moderna, confezionando un film adrenalinico, chiassoso, teso e che in due ore e dieci sfrutta tutti i temi dell’attualità. Fakenews, reality, manipolazione, divario sociale e allarga il discorso con una sottotrama basata su una frangia di resistenza e di sostenitori pro-Ben Richards che non allunga il brodo ma lo rende parte integrante della trama, creando un finale che è sì stemperato rispetto all’originale. ma è comunque fedele allo spirito kinghiano. Glen Powell è un Richard troppo belloccio per essere un signor nessuno, ma azzecca i toni da working class hero e lavora sulle emozioni e i rancori che il personaggio richiede, specie durante i travestimenti per passare inosservato. Wright espande l’universo dello Zio Steve con una tappa a Derry che strizza l’occhio ai fan per una particina con un irriconoscibile Michael Cera e ampliando il personaggio di Amelia Williams (efficace Emilia Jones), mentre nell’implacabile e stronzo McCone troviamo un riuscito Lee Pace, anche se Josh Brolin surclassa tutti col suo mefistofelico Dan Killian, che nel romanzo era una di quelle persone ripugnanti che allo zio riescono bene.

Da recuperare libro e film.

Io intanto converto i miei risparmi in Crypto-Arnoldi d’oro.

sabato 7 marzo 2026

SCREAM 7 (2026)

 

 


 

 

A movement is accomplished in six stagesAnd the seventh brings return

 

Kevin Williamson

 

Il settimo conduce al ritorno.

Ho usato un’oscura citazione dei Pink Floyd dell’epoca in cui Syd Barrett pucciava i suoi versi nell’acido e nelle luci psichedeliche dell’UFO Club, ma è molto calzante. La citazione, non LSD.

Ebbene, dopo la parentesi street legal di New York, dei capitoli 5 e 6, Ghostface torna a casa,

dritto da mamma Sidney Prescott (Neve Campbell) e dal suo secondo papà, Kevin Williamson.

Fra le tante coltellate che stanno per arrivare, quella più silenziosa è quella del tempo, trascorso ma non voglio fare il boomeraccio che l’ha noleggiato in VHS eccetera eccetera (non è vero, ci sono cascato), per cui, armato del mento volitivo di Neve Campbell vado all’attacco di questa recensione, tiè. Muori, muori boomer!

Seconda coltellata: le avventure di Ghostface in New York, saranno state pure indigeste a tanti fan, ma avevano il merito di allargare il quadro - Cazzo, Ghostface, sei grande puoi camminare in strada da solo! – così come le sorelle Carpenter interpretate da Melissa Barrera e da Jenna Ortega erano un ideale passaggio di testimone (anche perché Neve Campbell dopo un cameo nel quinto film, nel sesto non compare per motivi di palanche), ma ecco che arriva il terzo affondo: tutti a casa. Prima partono i registi Bandinelli – Tyler, poi ai produttori parte l’embolo quando la Barrera fa delle dichiarazioni pro-Gaza, per cui un bel ciaone anche a lei, e Jenna Ortega…Beh sì fa due conti, vede che può lavorare solo diMercoledì( battuta penosa ma non ho resistito) e quindi i produttori in modealità fratelli Duke sul lastrico, staccano l’assegnino a Neve Campbell e l’unico altro uomo che poteva far ritornare il killer munchiano:Kevin Williamson, co-autore del primo Scream, che all’epoca aveva il titolo di lavorazione di Scary Movie, ceduto poi al franchise sulle parodie horror che perculavano fra tutti, proprio Scream. Ma torniamo al Kev, che scrive la sceneggiatura e lo dirige, prendendo il posto dell’altro papà, Wes Craven che da lassù, avrà sorriso al piccolo omaggio nel prologo via telefono dei suoi film. Cosa decide di fare il nostro? Puntare al passato e fargli la gola per farne tabula rasa, per una Final Girl come Sidney costantemente braccata dal suo, di passato.

Il ritorno è inevitabile, come per gli anni passati.

Scream è il film dell’orrore che parla delle regole dei film horror. Quando è uscito ha codificato tutte le regole dei decenni precedenti, le ha shakerate in un mix che poi è servito a tutti quelli venuti dopo, compresi gli Scary movie scoreggioni, i quali han pensato bene di fare uscire il trailer del nuovo Scary proprio il giorno d’uscita di questo Ghostface e…coltellata a tradimento: vederlo è stata una botta di nostalgia: Aaargh, muori, boomer!

Dopo trent’anni cosa (si) può dire della saga? Gioca con le regole vecchie e si spruzza di nuove tecnologie come le videochiamate e l’AIper aggiornare la trama, cercando di fare un all-in con più personaggi del passato possibili, a partire dalla sempreverde Courtney Cox nei panni della reporter Gale Weathers.

Per cui, vai di prologo metanarrativo, dove la casa di Stu Matcher (ripassate, ragazzi) a Woodsboro è un museo dove due fidanzatini in visita finiscono molto male (ovviamente lei è bionda e la tradizione vuole una bionda sacrificale nei primi cinque minuti)e la magione va flambé. Il che è dichiarazione d’intenti, my friends.

Ci spostiamo a Pine Grove, dove Sidney, è mamma di tre figlie, è sposata col poliziotto del villaggio e gestisce una caffetteria. Il problema è che tra lei e la figlia più grande Tatum non fila tutto liscio. A mamma Sidney il fidanzato della pargola non piace, proprio in virtù del proprio passato, ma la figlia se può ci sta ancora di più, perché cazzo, mamma io non sono come te.

No, però il piano tariffario è lo stesso dal ’96, per cui ecco che a breve suonerà il telefono per Sidney e Tatum, e anche per quelli tutt’intorno a loro…Anche perché, in ossequio alle regole sono tutti sospettati. Chi si nasconderà sotto il cappuccio munchiano stavolta?

 

Il passato ritorna e questa volta è quasi scontro generazionale. Tutto parte da Sidney e tutto a lei ritorna. La nostra è scappata, ha affrontato il male, c’è ritornata, ha scritto un libro, è stata costretta a vivere il franchising della sua stessa tragedia con Stab, e se non è impazzita nel mentre, ha messo su due attributi così, per fare tabula rasa di tutti i maniaci emulatori. Nel complesso il film funziona, nonostante le critiche negative in fondo è ciò che si chiede alla saga è proprio questo. Il passato.

E tante coltellate, magari creative, come l’omicidio della ragazza durante le prove del saggio scolastico che è la migliore di tutto il film, con tanto di budella sparse sul pavimento.

Welcome back to mommy, Ghostface!

 

E a proposito di passato,  quello che sarebbe bello è formattare i sequel scartati e trasformarli in serie tv. Ma questa è una coltellata a cui non siamo ancora pronti.

I PECCATORI (2025)

    ...Got my mojo workin', but it just won't work on you I wanna love you so bad, I don't know what to do...   Ryan Coogler  ...