sabato 28 giugno 2025

VAMPIRA UMANISTA CERCA SUICIDA CONSENZIENTE (2023)

 

 


 

 

Ariane Louis-Seize

 

 

 

Soy un drácula ye-yé que a nadie asusto
Si no tiemblan ante mí no me disgusto
Soy un vampiro genial que nada chupa
Aunque después me dirán que estoy chalupa …

 

 

Anche i vampiri devono diventare grandi.

Lo sa Sasha, che è una vampira con un problema: è troppo sensibile. Alla festa dei suoi sette anni, anziché spegnere le candeline, dovrebbe soffiare la vita dell’ ignaro clown ingaggiato per l’occasione,  ma i canini non le escono. Diagnosi: troppa empatia. Le vittime le ispirano compassione. Per una sessantina d’anni i genitori le procurano sacche di sangue da sorbire con la stessa disinvoltura con cui noi ciucciamo un brik di Estathé, finché una notte s’incazzano e decidono che Sasha deve essere autosufficiente. La affidano alla scafata cugina Denise perché la figlia possa essere autonoma e cacciare. Tutto fila male, finché a una seduta di Suicidi Anonimi, Sasha non incontra lo sfigatello bullizzato Paul, che ha un solo desiderio: morire.

 

Grazie a iwonderfull, costola di Amazon Prime (e alla dritta di @il_mondo.dell_incubo) possiamo gustarci questa dark comedy targata Québec – e premiata a Venezia  2023-  dal titolo acchiappone che riassume perfettamente il film in una frase. Con un titolo così, che faix, non lo guardi? Ambientato in un Québec autunnale e notturno che dà subito il mood al film, questa vampira umanista è come il piatto tipico di quel paese: una poutine. In sostanza, patatine fritte servite con sugo di carne o pancetta e gocce di formaggio fuso. Uno snack interessante (l’ho assaggiato), con diversi sapori familiari.                                              

 L’idea di commedia di Dracula padre figlio, condita con l’atmosfera cinico-scazzata degli adolescenti di The end of the fu***ng word e una spruzzata di reality vampire alla What we do in the shadows. Umorismo nero, che fa sorridere più che ridere a vedere le dinamiche della famiglia di vampiri, fra un padre convinto che sia solo una fase passeggera e una madre esasperata, una zia cinica e la cugina scafata e annoiata di vedersi sbolognare il praticone di una cugina inetta. A chi non è capitato, con o senza canini? Anzi, magari sono serviti a farli crescere…

Sasha (Sara Montpetit), è una vampira lunare e tenera con frangia e brick di plasma, che suona la pianola in strada, preferendo isolarsi e che proprio non riesce a cacciare.  Sembra una versione in sedicesimo della vampira in chador di A girl walks home alone at night, ma con più paturnie e complessi. Paul (Félix-Antoine Bénard) invece è un adolescente prototipo, incastrato da incomprensione e voglia di solitudine, perfetto per il ruolo. Le regole vampiresche (sole, croci e compagnia bella) passano in secondo piano, preferendo l’aspetto di rapporto da (e tra) adolescenti, vera morte dell’anima e camera oscura , non solo per i vampiri ma anche per i mortali…Altri temi restano accennati ma nell’insieme un prodotto da consumare una tantum, come la poutine, che anche Sasha ad un certo punto vorrebbe mangiare… Qualcuno vuole un morso?

 

Consigliato.

sabato 14 giugno 2025

AMMAZZAVAMPIRI (1985) /AMMAZZAVAMPIRI 2 (1988)

 

Tom Holland

 

                      ...It's a dark night...

 

La locandina è già una promessa mantenuta: un villino immerso nel buio, la finestra illuminata al primo piano da cui scorgiamo una sagoma che guarda fuori. E poi le nuvole (o volute di fumo) che aleggiano intorno alla casa a formare un volto con mascella zannuta e beffarda, degna delle migliori cattedrali gotiche. Da bambino, in videoteca al sabato pomeriggio, questa copertina mi affascinava e respingeva. Sembrava dirmi: “affittami se hai coraggio”. Quest’ ultimo arrivò con l’adolescenza e le prime paghette.

L’idea di base è un film sul ragazzo che grida al “lupo, al lupo” in salsa vampiresca. Viene a Tom Holland che scrive la sceneggiatura in sole tre settimane e col quale esordisce alla regia.

Charlie Brewster è un adolescente in fissa coi film horror che ha un nuovo vicino di casa, Jerry Dandridge. Costui è un bell’uomo, sornione, che dorme fino a tardi e che quando ha voglia di uno spuntino lo ordina a domicilio: giugulare senza cannuccia, citofonare vampiro. Charlie lo sgama quasi subito ma nessuno gli crede; la fidanzata Amy lo compatisce, l’amico Ed lo spernacchia e Jerry dopo un primo avvertimento non tanto bonario di farsi l'iunicesimo comandamento, aspetterà il prossimo calar del sole per fargli un mazzo a tarallo. Charlie si rivolgerà così a Peter Vincent, attore televisivo della trasmissione Ore D’Orrore (il Fright Night del titolo originale, ma nella sigla è “Gli Ammazza vampiri”) per trovare un alleato disposto ad aiutarlo prima che sia troppo tardi…

Ammazzavampiri spegne 40 candeline! La cosa bella di questo film è che - da bravo Nosferatu - non è invecchiato per niente, nonostante l’estetica anni’80 che rischiava di datarlo. Anche se ad oggi, sono tuttiml' a fare i nostalgici... Infatti è diventato un piccolo cult horror e vampiresco grazie all’ambientazione metropolitana che svecchia il mito del vampiro e all’ottimo mix tra i toni da commedia iniziali, che però gradualmente sfumano nell' horror èiù spettacolare man mano che la partita fra Charlie e Jerry si fa più serrata.

Certe trovate sono geniali, come le croci che funzionano solo se si ha fede, o la schiera di orologi a muro in casa del vampiro che scandiscono all’unisono l’ora per l’alba e il tramonto. Interessante l’allusione omoerotica tra Jerry e il suo servitore umano Billy.

Il quid pluris lo fanno gli ottimi effetti speciali e i trucchi ottici, che vengono nientemeno che da Ghostbusterdell’anno prima (con tanto di pipistrellone gigante, scartato dagli acchiappa fantasmi perché ritenuto tooscary). Infatti, qui assistiamo ad una delle prime trasformazioni del vampiro: non solo snuda i canini, ma quando s’incazza gli arti si allungano in artigli rapaci, il volto si deforma in quello di un demone infernale. Sarà la base per tutti i vampiri mostruosi che verranno fuori (dalle tombe) negli anni ’90, dal Buffy televisivo al tripudio tex-mex di Dal Tramonto all’Alba.

D’altronde, buon sangue non mente. Parola di Jerry Dandridge.

Da bravo cult, il film ha attirato altri inquilini nottambuli: Ammazzavampiri 2 (1988) dove i nostri si troveranno a fronteggiare Regine, la sorella di Jerry assetata – letteralmente – di vendetta, una riga più sotto, diretto da  Tommy Lee Wallace...

                 

                ...Come into these arms again...

 

Squadra (di ammazzavampiri) che vince non si cambia. Così tre anni dopo il capostipite, ecco pronto il numero 2, dove Charlie e Peter Vincent fronteggiano ancora la minaccia con la V: Violenza di Vampiro Vendicativo.

In attesa di riuscire a vedere (prima o poi) realizzato Fright Night: Resurrection, il sequel originario scritto e diretto dal suo creatore Tom Holland, - in stand by a causa della pandemia oppure nel limbo produttivo - dove dovrebbero tornare tutti i personaggi del primo film, rinfreschiamo la memoria di questo secondo capitolo di Citofonare vampiro.

Tre anni dopo i fatti del primo film: Charlie e Peter Vincent hanno sconfitto Jerry Dandridge, letale e astuto vampiro della villetta accanto. Charlie ha tagliato i ponti con Peter Vincent, ha una fidanzata bona di nome Alex, fa l’università e tanta terapia per superare il trauma di Jerry; ripeti con me: “I vampiri non esistono, i vampiri non esistono…” Fatto? Ottimo, adesso sfiga vuole che nel condominio dove abiti, arrivi una nuova inquilina: Regine Dandridge con codazzo di mostri al seguito. Parente di Jerry? Sorella, assetata di sangue e di vendetta da sbevazzare direttamente dalla tua gola per farti vedere com’è bello vivere di notte. Take a walk on the vamp side, Charlie!

Quando lo vidi per la prima volta ero ancora gasato dal primo film, - penso infatti di averlo affittato il giorno dopo – che questo mi sembrò il classico sequel una zanna, pardon, spanna sotto l’originale.              Rivisto ad oggi, soprattutto dopo quelle due boiate di remake/reboot, merita una rivalutazione: rimane sempre un gradino giù, ma avercene di filmetti vampirosi così. Oltretutto, non andò nemmeno malaccio al botteghino. La formula ricalca tutte le situazioni del primo film, però fedele alla regola “uguale ma di più”. Jerry aveva un servitore leale? Regina ne ha tre, tutti vampiri ma con caratteristiche da Munster Family al limite del didascalico: c’è la vampira con la mascella quadra e il ciuffo mèche bianco che rappresenta la quota Frankenstein, il licantropo col tasso in testa, ma spelacchiato in fronte e l’autista mangia insetti, lui sì il vero inquietante del lotto. Effetti speciali ne abbiamo? Yesssa, spettacolari e schifiltosi come esigono gli anni Ottanta, tra mostruosi trucchi in latex, vermi, teste mozzate usate come palle da bowling e persino le soggettive di volo dei vampiri; la prima con Regine che plana sul tettuccio della macchina di Charlie è efficace. A proposito, come stiamo a villain? Julie Carmen con i suoi tratti latini ha il phisique du role, riuscendo a essere tenebrosa e crudele con e senza canini. Quota Eros & Thanatos, garantita grazie anche agli abiti in cui è inguainata. Regista competente? Tommy Lee Wallace dirige in maniera onesta e dà pure una mano in fase di sceneggiatura, anzi forse ,dei film che ho visto diretti da lui è il migliore.

Allora cosa manca? L’equilibrio del primo film, perfettamente dosato tra horror e commedia, tra spavento e risata. Il numero due soffre un po’ la carenza di black humor del primo, preferendo puntare sui sapori più forti già descritti sopra e spruzzando il tutto con l’estetica glam dei profondi anni Ottanta. Ma ripeto, avercene ad oggi di film così. Forse la colpa è il non aver fatto un “numero 2” che poteva esplorare di più. Manca infatti Evil Ed, il vampiretto che chiudeva beffardamente il primo film. Pare che l’attore si sia rifiutato di riprendere il ruolo, forse perché aveva davanti a sé una carriera da porno attore gay. Quindi ammazza vampiri sì, ma in un altro modo. Ehm...

Lo stesso RoddyMcDowall (Peter Vincent) e Tom Holland non erano soddisfatti del risultato finale e pensavano che Charlie e Peter potessero fare di meglio con un terzo film, ed erano interessati a produrlo. Sfortunatamente per noi, il primo produttore era troppo snob: se non eri un titolo che profumavi di “candidato all’Oscar” non ti considerava. Il secondo produttore invece, fu ucciso dai suoi figli due settimane prima di poter discutere il progetto. Nelle storie di vampiri c’è sempre un sottile filo di sangue che scorre sotto vena…

Un sequel dignitoso, specie se confrontato col remake fracassone Fright Night - Il vampiro della porta accanto del 2011, con protagonista la Canottiera di Colin Farrell nel ruolo del succhiasangue e un reboot in chiave femminile Fright Night 2 – Sangue Fresco del 2013.

Invece, idee più fresche no?

…Quindi aspettando il terzo capitolo, è l'occasione perfetta per riesumare questo dittico che non vi ruberà più di due ore ciascuno – d’Orrore, ovvio - della vostre vita. Due, come i fori sul collo. 

Buona visione.

Straconsigliati

sabato 7 giugno 2025

DIVA FUTURA (2024)

 

Giulia Louise Steigerwalt

 

 

 

… First born unicorn Hardcore soft porn…

 

 

La fragolina era il suo logo, la patatina il suo credo.

E lui, era Riccardo Schicchi, il numero due del Porno Italiano; un ometto segaligno, goffo, con un look tra incravattato e il trasandato, sognatore e diabetico. Il creatore di Diva Futura, l’agenzia di casting e produzioni porno, il cui marchio, appunto era la fragola e che ha fatto la gioia di milioni di ottici visto il calo di diottrie che ha causato in generazioni di fruitori. L’uomo che ha lanciato Cicciolina prima con Radio Luna e gli spettacoli dal vivo – col pitone Tinta – poi l’ha fatta incontrare con Moana Pozzi in certi titoli diventati più citati che cult (o viceversa, è una questione di prospettive), che ha sposatola stellina Eva Henger e che ha visto il suo Impero declinare assieme alla sua salute e ad un nuovo tipo di porno ormai troppo poco rosa fragola per lui e per il mondo.

Un uomo che amava le donne, in un modo forse semplice, forse igenuo.

Il film si apre il 15 settembre 1994 e lo sguardo attonito di Riccardo Schicci (Piero Castellitto): i più scafati e esperti  - ma diciamo pure boomer – hanno capito il sottotesto: Moana Pozzi è morta. In realtà Schicchi sta fissando Tinta, il pitone di Cicciolina schiattato anche lui nella sua gabbia. E’ la fine di un’era, un punto di non ritorno. Da lì il film parte in flashback di infanzia, bullizzazione e prime esperienze fotografiche di Riccardo, l’incontro con Ilona Staller, alias Cicciolina (Lidjia Kordic, la più somigliante delle tre regine del porno), i primi spettacoli, gli arresti la nascita di Diva Futura, l’arrivo di Eva Henger (Tesa Litvan, dove il casting comincia ad andare giù), l’orbita parallela di Moana (Denise Capezza, il direttore di casting era assente oppure boh?) e l’assunzione della timida segretaria Debora Attanasio (Barbara Ronchi), una figura chiave che vedrà la “fragola” di Schicchi appassire fra invidie, rivalità, gelosie, vicende personali e giudiziarie – processi, arresti e condanne per associazione a delinquere finalizzate allo sfruttamento della prostituzione e immigrazione  clandestina, -  fino al diabete incalzante che lo porterà alla morte, avvenuta il 9 dicembre del 2012.

Tratto dal libro di Debora Attanasio, Non dite a mamma che faccio la segretaria, che dopo la visione mi è venuta voglia di leggere per saperne di più - dove racconta i suoi anni accanto al Signore del Porno italiano, il film è una celebrazione un po’ nostalgica di un periodo che non tornerà più e un po’ agiografica nel raccontare le luci e le ombre di quell’ambiente.  Chi ne esce peggio è Moana, qui ridotta ad una figurina inquieta che vorrebbe fare cinema serio, quando la vera Moana rimane probabilmente un mistero, o una sfinge senza enigmi. Inafferrabile per natura,  forse era davvero quello che lei voleva, perché in fondo la verità era più semplice, come le stessa ha dichiarato: essere Moana, senza doversi mai allontanare da sé stessa.

Castellitto Junior invece è bravo a rendere Schicchi oltre che più figo di quanto fosse in realtà, anche un sognatore ad occhi aperti, un uomo buono e ingenuo oltre i limiti dell’infantile e animalista convinto, eppure anche un manager capace di vedere lontano su internet e la fruizione del porno ai nostri giorni. “Signorina, chi viene con me, resta bella per sempre.” Dice Schicchi alla Attanasio quando vuole convincerla a restare, ed è probabilmente l’unica verità di tutto il film, il vero sapore di questa fragola candita. L’atto d’accusa verso l’industria del porno è all’acqua di rose e certe sfumature restano vaghe. Su questo il film non è riuscito del tutto, probabilmente perché è il porno stesso ad essere volatile, un po’ come il punk. Adrenalina e poi…polvere di stelle.

Resta il fatto che il vero Schicchi ha comunque lasciato un segno e mi piace immaginarmelo lassù, sulla sua nuvoletta rosa, a fotografare divine creature  attraverso la migliore delle lenti: senza malizia.

Consigliato ma…non a tutti.

I PECCATORI (2025)

    ...Got my mojo workin', but it just won't work on you I wanna love you so bad, I don't know what to do...   Ryan Coogler  ...