Paul Verhoeven
..Quiero ser canonizada, Azotada y flagelada
Levitar por las mañanas Y en el cuerpo tener llagas
Quiero estar acongojada, Alucinada y estasiada
Tener estigmas en las manos, En los pies y en el costado
Quiero ser santa
Quiero ser beata...
Suora mistica lesbica in un convento della Controriforma.
No, non è il titolo di un erotico conventuale degli anni ’70 tutto torbidumi patinati ed estasi non proprio mistiche, ma l’ultimo film di Verhoeven di cinque anni fa - e quindi del Seicento secondo i tempi e la memoria media nell’era di Internet - che parla di Benedetta Carlini, mistica saffica vissuta temporibus illis e le sue estasi non proprio mistiche.
Eppure…
La locandina piacerebbe al Boro, con quel mix di sacro e profano, quel sotto il velo…tutto! Il bianco verginale della tonaca, le labbra socchiuse su una mascella imprigionata dalla cuffia, la tetta che sbuca dall’abito con la spaccata da tunica a mo’ di vestale greca. Blasfemia, eresia. E poi i nomi del cast racchiusi in una croce. Ho visto locandine meno riuscite di questa. Interno di un convento di Pescia, tanto per continuare ad ammiccare al regista polacco, ma qui siamo nel territorio dell’ l’Olandese volante Verhoeven, un cantore della carne, bugie e verità il quale preferisce un approccio molto più sfumato alla storia.
Benedetta è una bambina di buona famiglia, tanto che il padre non ha problemi a sborsare soldini al convento, prontamente intascati dalla badessa Charlotte Rampling. Una bambina così devota alla Vergine, che quando la carrozza viene assaltata da predoni e lei la invoca, un uccello sgancia una cacchetta sull’occhio guercio di uno di loro. Eppure.
Benedetta (Virginie Efira, da grande) ha anche delle visioni in cui vede Cristo in chiave sempre più sensuale, tanto che quella dove riceve le stimmate ricorda i turbamenti blasfemi di Vanessa Redgrave ne I Diavoli ma con più sangue e le piaghe leggendarie, quelle che una volta mostrate e approvate dal confessore spirituale (ma saranno vere?) la faranno eleggere badessa, con tutti i malumori del caso . Eppure…
Benedetta ormai è considerata la protettrice di Perscia, ma ha anche una relazione con la consorella Bartolomea (Daphné Patakia vera rivelazione), con lo sguardo da cerbiatta inquieta ora da lemure fornicatrice. Tra le due sorelle scoppia una passione molto carnale e questo ahimè sarà molto meno tollerato. E fuori scoppia la Peste…
Dopo Elle, Verhoeven, grazie al produttore Said Ben Said torna con un film che racconta una storia poco conosciuta. Basata sul saggio di Judith C. Brown Atti impuri - Vita di una monaca lesbica nell'Italia del Rinascimento, è un film che racconta di Fede, Verità e sessualità. Benenetta mente ed è allo stesso tempo sincera; ogni sua dichiarazione è vera e falsa allo stesso modo. Ha la convinzione di chi ha Cristo dalla sua, gli altri devono solo credere. Che le stimmate siano vere o finte, è ciò che noi vogliamo che sia. Benedetta è un dogma e non va discussa.
L’erotismo è crudo e sensuale, le sorelle fanno l’amore come va fatto, senza i fronzoli del Boro e senza troppi giri di parole, anche perché le bocche servono per fare altro; per gemere, ad esempio. Verhoeven tratta il tema senza tabù, per com’è e come ha sempre fatto.
Doveva essere presentato a Cannes nel 2019, ma slittò al 2020, in piena pandemia, il che è ironico considerato che nel film si parla di peste.
La vera Benedetta è stata ad un passo dalla Santità, se la Chiesa non fosse intervenuta, trasformandola in una sorvegliata speciale all’interno del suo convento. Altrimenti, come la “collega” Santa Teresa d’Avila avrebbe avuto anche lei un’estasi di pietra e scolpita da Bernini. Eppure…Eppure Benedetta ce l’ha fatta. Ne stiamo parlando. Niente Palma del martirio, mas una palma d’oro a Cannes. Niente marmo, né tela, ma celluloide. Nessun Canova o Caravaggio: il suo ritrattista si chiama Paul Verhoeven e scusate se è poco.



