Zach Lipovsky e Adam Stein
… Come on baby, don’t fear the reaper…
Non importa che tu la sfidi ad un’elegante partita a scacchi, oppure che prenoti un volo di sola andata per Samarcanda: vince sempre lei, la Morte. Non si scappa, è peggio del Fisco, e se la scampi, la Morte sotto il cappuccio s’incazza e deve far quadrare i conti; è una certezza, proprio come Lei. Parola di Final Destination.
Ne sa qualcosa Strefanie, una collegiale che è tormentata da un incubo ricorrente: sua nonna Iris, anta anni prima aveva quasi sventato una carneficina sopra un ristorante panoramico – il primo indizio su cosa succederà è nella radio che suona Ring of fire col vocione di Johnny Cash – salvando così molte vite. Ma la morte ha pareggiato i conti con quasi tutti i sopravvissuti e i loro discendenti, e resta da chiudere la partita con la famiglia di Stefanie. L’unico rimedio è rintracciare la nonna che vive in una baita isolata da anni e che è scampata alla Vecchia Baldracca - la morte, non la nonna – raccogliendo in un diario i vari tipi di morti crudeli che possono capitare. Ma si può sfuggire alla Mietitrice, o almeno saltare il turno?
Sesto episodio dopo quattordici anni dall’ultimo capitolo della saga dedicata alla Nera Signora, Final Destination: Bloodlines è una piacevole sorpresa. Quando pensavamo che la saga fosse ormai archiviata, ecco che spunta questo upgrade.
Stavolta la “premonizione” è un evento ambientato nel passato, che copre tutti i primi venti minuti di film con un meccanismo ad orologeria in crescendo esagerato, ma che tiene incollati allo schermo, da una parte per alzare l’asticella delle morti spettacolari, dall’altra per farti comunque pensare che in effetti certe disgrazie possono anche succedere…Però in quel ristorante panoramico sulla torre che è stato inaugurato in anticipo non ci tornerai più. E questa volta la faccenda è un affare di famiglia, una sfida tra sopravvissuti e sopravviventi per cercare di scappare a questa Morte obliqua, ambigua che può venire da qualsiasi parte, con qualsiasi mezzo.
Il pubblico ormai è sgamato e aspetta che i personaggi schiattino in modo plateale, oppure riconosce gli omaggi agli altri capitoli della serie, ma è qui che gli sceneggiatori hanno fatto bene il loro lavoro: giocano con le attese degli spettatori e li scoppolano alle spalle. Prendiamo la sequenza del barbecue in giardino dove l’allegra famigliola si ritrova: a morire malesarà per la scheggia di vetro mescolata al ghiaccio del drink, il rastrello sotto al trampolino elastico, oppure il gas della griglia…chi può dirlo? E quando accade…BAM! Non ci sei più, e non sei morto nel tuo letto centenario.
E a proposito di addii, il film marca l’ultima apparizione sullo schermo dell’unico personaggio ricorrente della saga: il becchino scafato e sofista interpretato da Tony Todd, - questa volta in un cameo che gli dà più spessore e un retroscena inaspettato e che fa venire voglia di saperne di più -, nonostante la magrezza dovuta al tumore l’attore si mangia è una spanna agli altri. Ciao Tony, ci mancherai.
Tra ammazzamenti, morti e disastri vari il film intrattiene e ci ricorda che memento mori. Toccatevi pure e attenti a dove andate a cena.
Consigliato.