...Ginger's got a hunger, Brigitte's got a problem it's a story about two sisters and one bite!
John Fawcett, 2000
Piccola
premessa, ma dal peso di un imperativo categorico kantiano: questo film e tutta
la trilogia si intitola Ginger Snaps. Semplice, diretto immediato;
sentire come poggia bene? Ripetetelo,
abituatevi, ma soprattutto dimenticatevi quell’obbrobrio di titolo che
gli hanno appioppato i titolisti italiani, per tacere dello scempio della
distribuzione - no, non è vero e ci arriverò con grandissima ira e furiosissimo
sdegno (Cit.).
Spoiler:
è tutta colpa della saga di Underworld. Ve la ricordate Kate Beckinsdale
in canini, latex e pistole che combatteva licantropi ecoterroristi? Proprio lei
(la saga, non Kate).

Non
avrebbe un rimedio anche per i titolisti italiani?
La
prendo di petto, lo so, ma ho un amore per Ginger che si intreccia indistricabilmente
con le fisse che può avere un post-adolescentenei primi anni zero. Tanto per
darvi l’idea:andai a comprare i DVD a Londra, ordinai il poster cinematografico
originale, ricomprai il cofanetto dvdquando (finalmente) uscì da noi e non pago
di tutto ciò, quando cominciai a lavorare come barman ci battezzai pure un
cocktail. Se volete la ricettascrivetelo nei commenti; èsemplice da preparare
ma ti fa sentire un professionista.

«Anche barista.» (cit)
Detto
ciò, dritti all’anno 2000 su a Bayles Down, Canada. Tempi di modem 56k e lo
spettro del massacro a Columbine dell’anno prima che aleggia come un alone di
sporco nel film e corridoi del liceo locale. Le sorelle Fitzgerald, Ginger
(Katharine Isabelle) e Brigitte (Emily Perkins) sono quelle che si chiamavano “dark”
con cognizione di causa, oppure outsider oggi. Due sorelle adolescenti in
osmosi, chiuse in un loro mondo fatto di foto macabre dove allestiscono le loro
morti,dal suicidio alla disgrazia, come vediamo nei titoli di testa (dove ci
avrei visto bene rimbombare Strawberry Gashes delle Jack Off Jill) –
quasi “l’immensa camera oscura”che affascinava Lydia Deetz/Winona Ryder dieci
anni prima. Le sisters però sono legate da un patto: “insieme per sempre”,
qualunque cosa accada.
E
qualcosa di molto (g)rosso accadeu na sera, mentre rincasano:Ginger ha il
menarca el’odore del sangue richiama un grosso lupo che attacca la ragazza,
cambiandola per sempre.
Da
qui Ginger sboccia: niente luna piena per trasformarsi, ma un graduale
cambiamento giorno per giorno. Spuntano ciocche bianche, unghie più lunghe,diventa
più provocante coi ragazzi, più aggressiva e soprattutto spezza il legame con
Brigitte, la quale cercherà in ogni modo di rallentare il processo di
licantropia (grazie a Dio niente CGI, ma sani effetti prostetici) della
sorella, cercando l’aiuto del giovane pusher Sam, per preparare una bella dose
di aconito come antidoto per Ginger, che diventa sempre di più una mina vagante
e mordente.

Da
Canadian Ginger Ad American Mary in un morso.
Ginger
Snapsnon è solo una perla nella filmografia dei lupi
mannari- un genere che va davvero a fasi, come la luna – ma anche una storiache
riesce a parlare dell’adolescenza e soprattutto della sua fine. “Out by sixteen
or dead in this scene /O cambia la sorte o a sedici la morte”, è il patto
delle sorelle che verrà infranto nonostante Brigitte ci provi a fare rinsavire
(o tornare?) Ginger. La licantropia è la metafora
lampantema non banale per raccontare di due sorelle di nome Maturità, che si
avvicina dentro a un corpo da dove vorresti scappare ma non puoi,perché sei
sempre tu, e l’altra, Sessualità, che arriva fra misteri di sangue e del ciclo
mestruale – che guarda caso segue la luna - e ormoni che pompano. L’adolescenza
è quel periodo in cui non solo ti senti diverso…è che lo sei proprio, specie se
sei nerd o strambo perché hai dei gusti tutti tuoi che non sono quelli della
massa. Qualcuno ha detto “calcio”? In tal caso lo dico io. Ginger Snaps è
autunno dell’infanzia. Non a caso il film si svolge proprio in un ottobre plumbeo,
che i luoghi canadesi ci restituiscono alla perfezione, - dandogli una sensibilità
e un finale che i cugini di sotto non avrebbero saputo dargli- e culmina con la
festa di Halloween.
Un
film che si porta dietro echi di Carrie ma anche di quella favola scura
che èIn compagnia dei lupi, che esplorava proprio questi temi, donne,
lupi, infanzia e adolescenza, con la differenza che qui Cappuccetto Rosso è
anche il lupo, ed è passata al cappuccio nero delle felpe. Nero come il suo
futuro, scuro come il suo pensiero. Un piccolo manuale sull’argomento.
Ginger
è una lupacchiotta che ha fatto scuola, con la sua trasformazione graduale ma
inesorabile che la cambia corpo e mente, tanto che è stato ricordato anche di recente (Wolfman) ed è interpretata da una Katharine Isabelle in
stato di grazia, una che gavetta ne ha fatta ovunque, mangiando horror e
sciroppo d’acero, passando da Piccoli Brividi a Freddy vs Jason
fino a raggiungere uno zenith nel filone colghignante American Mary.
Ma
il merito della riuscita del film è la chimica fra le sorelle, e Brigitte di
Emily Perkins è perfetta.
Non
puoi non innamorarti di lei, infagottata in maglioni e gonnellone di flanella e
il capello trascurato. Cupa, taciturna, corrucciata e pallida, Emily Perkins/Brigitte
è la sorellina bruttina, di una bellezza forse acerba e non la finta gnocca a
cui infilare un paio d’occhiali per farla sembrare cessa. Ma è credibile nel
suo legame con Ginger, anche perché sia lei che Katharine hanno parecchio in
comune: nate nello stesso ospedale di Vancouver, stessa scuola e stesso agente,
e nonostante Emily sia più grande di Katharine di 4 anni, la prima sembra uno pulcino
imberbe: eppure anche lei ha un passato horror: da adolescente in treccine e
sandaletti aveva sconfitto Pennywise , per poi sbocciare
in una adulta Annette O’Toole che maneggia pantere e adottava orfani
spaziali.
Non
riesco a pensare che so, a Scarlett Johansson, nonostante le avessero inviato
la sceneggiatura e di questo ringraziamo sua madre che mise il veto, perché
aveva letto un articolo sul National Post dove si stava cercando di
boicottare il film, in quanto, dopo la strage di Columbine simili visioni
potevano far diventare violenti i ragazzi. I ragazzi, nessuno pensa ai ragazzi.!
Per cui non ringrazierò mai abbastanza mamma Johansson, perché sulle spalle da
scricciolo di Brigitte pesa anche il sequel, Ginger Snaps II –Unleashed (unico
titolo possibile, ricordate?) in cui la nostra cara sorellina brilla in un
seguito ancora più disperato, ma di cui parleremo un’altra volta.

«Sono Wolf Brigitte, risolvo
problemi.»
La
storia di Ginger Snaps non si conclude con la fine delle riprese. Dopo
il debutto al Toronto International Film Festival (TIFF), il film fu quasi
acquisito dalla Fox Searchlight, che lo avrebbe comprato a condizione che
venisse modificato per ottenere un rating PG-13, eliminando le scene di sesso e
il linguaggio volgare, per un approccio più simile a quello dei film per
adolescenti della WB. Per fortuna,il regista John Fawcett e il suo socio Walton
schifarono l’accordo e stipularono un piccolo contratto per la distribuzione
negli Stati Uniti e in Canada in DVD, pensando che la storia del film si
sarebbe conclusa lì. Ma la “maledizione” non è tale per nulla; qualche tempo
dopo, un cinema d'essai di New York si mostrò interessato a proiettare il film
per un festival autunnale e il critico del New York Times Elvis Mitchell ne
scrisse una recensione entusiastica, portando a un accordo con la HBO e
rendendo Ginger Snaps un film molto popolare sul canale via cavo. Poco dopo,
gli appassionati di horror iniziarono a notare il film, che divenne rapidamente
un punto di riferimento nel sottogenere dei lupi mannari.
Vi
devo una piccola coda (di lupo):ai nostri distributori piace cavalcare mode e
appiccicare titoli ad minchiam. Bene, nel 2004 esce il primo Underworld,
di cui si parlava prima e la sua nidiata di cuccioli sequel tutti con Evolution o
Lycans nei titoli, tanto che da noi il terzo film di Ginger (una
specie di prequel) è uscito al cinema nel 2005 col titolo di Licantropia,
mentre il primo e il secondo direttamente in home video, piazzandoli come
seguiti moderni e appioppandogli due titolacci infamanti. Per cui pronunciatelo
sempre e solo Ginger Snaps, Ginger scatta. E anche io, se vi sento.
Da vedere, senza se e senza ma. Super consigliato.