Dan Curtis
Tre storie, tre donne. Tre facce, un solo volto: quello del terrore. Il terrore è dunque Donna.
Dopo questo traballante sillogismo, presentiamo questo film a episodi, trittico di pulzelle tutte interpretate da Karen Black, un film che è un punto d’incontro fra tre forze malvage, e tutte insieme lanciano il loro terribile monito: mai fare incazzare una donna, saprà come spaventarti. L’attrice è solo un vertice del triangolo e qui davvero camaleontica: passa da terrorizzata a terrorizzante in un attimo. Mi piace pensare che sia per questo che Hitchcock l’abbia voluta per il suo Complotto di famiglia (1976).Agli altri due lati troviamo Richard Matheson alla penna e Dan Curtis alla regia: il primo è un titano della letteratura fantastica degli ultimi sessant’anni dalla prosa asciutta e letale; gli episodi sono tratti da suoi racconti – anche se qui sceneggia solo Amelia – e negli anni ’70 stringerà con Dan Curtis un bel sodalizio artistico nonché horrorifico. Curtis da par suo è un regista televisivo e con un senso del ritmo mooolto diluito (vedi Ballata Macabra) ma mastica il genere horror da un bel po’, nonostante le limitazioni del mezzo catodico di allora. Eh già, perché Trilogia è un film per la televisione, ma non si nota. Anzi, la fattura da piccolo schermo lo rende ancora di più una piccola chicca.
Ma veniamo agli episodi:
Julie: Un’ insegnante goffa ed incessita da maglioni e collant contenitivi, attrae l’interesse del belloccio & stronzo studente di turno che comincerà un gioco di ricatti con lei. Povero ragazzo, avrebbe fatto meglio a ripassare il significato di mantide religiosa…
Millicent e Therese: castigatissima una, lolita ciucciona l’altra. Du’ gust è meglio che uan. Lo stesso exploit dell’episodio Lucy comes to stay in La Morte dietro il Cancello di Roy Ward Baker uscito tre anni prima e più riuscito grazie alle duo Charlotte Rampling -Britt Ekland che “sdoppiate” reggevano meglio le fila. Qui, la Black in minigonna, stivaloni e parrucca bionda sembra un po’ la madre che fa la vamp coi vestiti della figlia e la rivelazione è già sgamata in partenza. Brava lo stesso.
Ma il meglio arriva per ultimo; ecco Amelia: succube di una madre soffocante, compra per il fidanzato - ahia, l’hai detto a mammà? - un feticcio Zuni, un orribile pupazzo col testone sproporzionato su corpicino rachitico tutto zanne e pelo, ma ancora impressionante. Il regalo perfetto per un fidanzamento.La porella rimuoverà sbadatamente il sigillo che ne tiene imprigionata la furia cacciatrice ed è preda per tutti. Le soggettive a rasoterra del pupazzo sono ancora oggi inquietanti e la lotta tra la terrorizzata donna e lo Zuni carica di tensione. Non spoileriamo il finale, ma garantiamo per lui, anzi Lei.
Ad alcuni potrà sembrare una fotografia di un’altra epoca: un genere ormai estinto, un’antologia datata, dal ritmo altalenante che porta tutto il peso sul capoccione di Zuni dell’ultimo segmento, eppure è ancora capace di brillare di quella luce che solo certi film sanno fare: inquietare e in riportare gli autori sul luogo del delitto dopo ventun anni con…
TRILOGIA DEL TERRORE II (1996)
Squadra che vince non si cambia: forse il fatto che gli anni Settanta sono finiti da un po’ e ci troviamo in quella palude (almeno per l’horror) di metà anni ’90, con spettatori più smaliziati e tanta voglia di schifiltosità e amenità, porta Curtis a svecchiare il filmetto di vent’anni prima con questo sequel/remake con un occhio alla nostalgia e l’altra al videonoleggio.
Sempre tre episodi, sempre Curtis alla regia e William F. Nolan alla penna, con Matheson che stavolta si limita a dare il nulla osta per l’utilizzo di un suo racconto e nei panni (e parrucche) di regina delle tenebre dal triplice volto, eccovi Lysette Anthony, la quale si sobbarca il film come aveva fatto il feticcio Zuni vent’anni prima, ma tranquilli: torna pure lui.
Graveyard Rats: apripista che racconta di una moglie angariata dal marito vecchiaccio e danaroso. Chi glielo fa fare di vivere così? Meglio accopparlo e godersi i soldi in compagnia dell’amante giovane. Ma c’è un piccolissimo problema: l’uomo si è portato codici d’accesso ai conti letteralmente nella tomba; i due dovranno recuperarli dissotterrando la bara, ma il cimitero è invaso da toponi magna cadaveri che scorrazzano in gallerie sotterranee…Il primo episodio è anche il più riuscito. Tatto da un racconto di Harry Kuttner, dopo una prima parte quasi da thriller c’è da divertirsi coi ratti giganti e claustrofobie. Da notare che se ne sono ricordati gli sceneggiatori di Gulliermo Del Toro’s cabinet of curiosities, d’altronde con uno spunto simile…
Bobby: una madre col figlio defunto spulcia libri di magia nera per riaverlo di nuovo con sé…Da un racconto di Matheson, che a sua volta rilegge la Zampa di scimmia di Jacobs che al mercato mio padre comprò. Remake fotocopia dello stesso episodio diretto da Curtis per l’altro antologico Notte di Morte del 1977. Doveva esserci un raccontino di Dick, la Cosa-Padre poi scartato per motivi mai chiariti. Discreto se non si è visto l’ultimo, altrimenti inutile e più riuscito l’originale. Bene ma non benissimo. Primo autogol.
He who kills: Grande (si fa per dire) ritorno della crapa zannuta di Zuni. L’episodio si allaccia idealmente al finale del primoAmelia, col ritrovamento dell’orrido feticcio sulla scena del crimine. Una dottoressa lo porta via per esaminarlo e, guarda un po’ la catena dell’idolo si sfila, liberando la sua furia cacciatrice… Vedi Bobby. Lysette regge il confronto con Karen, la messa in scena nel museo rende, ma l’effetto sorpresa è bello che andata, a meno che non abbiate visto questo film per primo, per cui può anche piacervi.
Che sia dolcetto (horror) o scherzetto (vaccata) dipende solo da voi.


