sabato 7 giugno 2025

DIVA FUTURA (2024)

 

Giulia Louise Steigerwalt

 

 

 

… First born unicorn Hardcore soft porn…

 

 

La fragolina era il suo logo, la patatina il suo credo.

E lui, era Riccardo Schicchi, il numero due del Porno Italiano; un ometto segaligno, goffo, con un look tra incravattato e il trasandato, sognatore e diabetico. Il creatore di Diva Futura, l’agenzia di casting e produzioni porno, il cui marchio, appunto era la fragola e che ha fatto la gioia di milioni di ottici visto il calo di diottrie che ha causato in generazioni di fruitori. L’uomo che ha lanciato Cicciolina prima con Radio Luna e gli spettacoli dal vivo – col pitone Tinta – poi l’ha fatta incontrare con Moana Pozzi in certi titoli diventati più citati che cult (o viceversa, è una questione di prospettive), che ha sposatola stellina Eva Henger e che ha visto il suo Impero declinare assieme alla sua salute e ad un nuovo tipo di porno ormai troppo poco rosa fragola per lui e per il mondo.

Un uomo che amava le donne, in un modo forse semplice, forse igenuo.

Il film si apre il 15 settembre 1994 e lo sguardo attonito di Riccardo Schicci (Piero Castellitto): i più scafati e esperti  - ma diciamo pure boomer – hanno capito il sottotesto: Moana Pozzi è morta. In realtà Schicchi sta fissando Tinta, il pitone di Cicciolina schiattato anche lui nella sua gabbia. E’ la fine di un’era, un punto di non ritorno. Da lì il film parte in flashback di infanzia, bullizzazione e prime esperienze fotografiche di Riccardo, l’incontro con Ilona Staller, alias Cicciolina (Lidjia Kordic, la più somigliante delle tre regine del porno), i primi spettacoli, gli arresti la nascita di Diva Futura, l’arrivo di Eva Henger (Tesa Litvan, dove il casting comincia ad andare giù), l’orbita parallela di Moana (Denise Capezza, il direttore di casting era assente oppure boh?) e l’assunzione della timida segretaria Debora Attanasio (Barbara Ronchi), una figura chiave che vedrà la “fragola” di Schicchi appassire fra invidie, rivalità, gelosie, vicende personali e giudiziarie – processi, arresti e condanne per associazione a delinquere finalizzate allo sfruttamento della prostituzione e immigrazione  clandestina, -  fino al diabete incalzante che lo porterà alla morte, avvenuta il 9 dicembre del 2012.

Tratto dal libro di Debora Attanasio, Non dite a mamma che faccio la segretaria, che dopo la visione mi è venuta voglia di leggere per saperne di più - dove racconta i suoi anni accanto al Signore del Porno italiano, il film è una celebrazione un po’ nostalgica di un periodo che non tornerà più e un po’ agiografica nel raccontare le luci e le ombre di quell’ambiente.  Chi ne esce peggio è Moana, qui ridotta ad una figurina inquieta che vorrebbe fare cinema serio, quando la vera Moana rimane probabilmente un mistero, o una sfinge senza enigmi. Inafferrabile per natura,  forse era davvero quello che lei voleva, perché in fondo la verità era più semplice, come le stessa ha dichiarato: essere Moana, senza doversi mai allontanare da sé stessa.

Castellitto Junior invece è bravo a rendere Schicchi oltre che più figo di quanto fosse in realtà, anche un sognatore ad occhi aperti, un uomo buono e ingenuo oltre i limiti dell’infantile e animalista convinto, eppure anche un manager capace di vedere lontano su internet e la fruizione del porno ai nostri giorni. “Signorina, chi viene con me, resta bella per sempre.” Dice Schicchi alla Attanasio quando vuole convincerla a restare, ed è probabilmente l’unica verità di tutto il film, il vero sapore di questa fragola candita. L’atto d’accusa verso l’industria del porno è all’acqua di rose e certe sfumature restano vaghe. Su questo il film non è riuscito del tutto, probabilmente perché è il porno stesso ad essere volatile, un po’ come il punk. Adrenalina e poi…polvere di stelle.

Resta il fatto che il vero Schicchi ha comunque lasciato un segno e mi piace immaginarmelo lassù, sulla sua nuvoletta rosa, a fotografare divine creature  attraverso la migliore delle lenti: senza malizia.

Consigliato ma…non a tutti.

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