sabato 25 ottobre 2025

I MAGHI DEL TERRORE (1963)

 



 Roger Corman

 

...For the rare and radiant maiden whom the angels name Lenore—

            Nameless here for evermore...

 

 

I maghi del terrore - ovvero: come imparai a parodiare Poe e ad amare il genere. Nelle mani di Roger Corman, nella penna di Richard Matheson e nei cachinni di Vincent Price, il triste bostoniano diventa oro.  I film della AIP tratti dalle sue opere danno nuova linfa alle sue storie, e il “ciclo di Poe” inaugurato nel 1960 col I vivi e i morti garantisce dei buoni incassi, grazie anche alla formula minima spesa massima resa. Corman infatti è famoso per i tempi stretti di lavorazione e i set riciclati , tutto per stare nel budget (visti anche i cachet delle star…). Nel ’63 però tutti quanti sentono l’esigenza di aggiungere un ingrediente al piatto: leggerezza, ironia; un Poe horror-free.

Allora che si fa? Un po’ il contrario di quanto fatto finora: se prima i racconti di Poe erano il materiale per l’ultima mezz’ora del film, adesso si prende Il Corvo, The Raven – il titolo originale del film - la poesia più celebre del nostro e si usano i primi versi come pretesto per ottanta minuti di girato.

L’incipit infatti segue la poesia: nella sua casetta il dottor Craven (Vincent Price), un mago che è sempre rimasto in disparte, sta rimuginando sull’amata morta Leonore, quando un corvo bussa alla finestra. Lui lo fa entrare, il pennuto si appollaia sul busto di Atena, il dolente mago gli chiede se rivedrà mai la sua Leonore…e il corvo risponde un  prosaico: “Sono mica un zingaro io?” Poe è liquidato e tornerà solo nei versi finali. Il corvo si scopre essere il dottor Bedlo (Peter Lorre) trasformato in volatile dal perfido mago Scarabus (Boris Karloff), nemico antico del padre di Craven. E non solo: nelle grinfie di Scarabus ci sarebbe anche la rediviva Leonore. Bisognerà andare al castello del cattivone …                              

Quando ho visto che era su Prime non ho indugiato, mi mancava da troppo tempo nella tacca dei film da scrocettare. Sulla carta abbiamo un tris di star: da una parte Price e Lorre che avevano già fatto insieme un episodio de I racconti del terrore l’anno prima e i loro duetti sono l’elemento migliore. Lorre infatti preferiva improvvisare e Price offre il gancio. Dall'altra si unisce Karloff, che però non tollerava le improvvisazioni di Lorre, in quanto abituato a recitare a menadito il copione. In più l’attore era anziano e malandato, per cui recita spesso seduto e con primi piani. Tanto che per venire incontro alle sue richieste il duello finale di magia si svolge da seduti.  Ai tre si aggiunge anche un quasi esordiente Jack Nicholson, cosa che ha fatto rivalutare il film negli anni. Gli attori si divertono, ma l’impressione generale è che se la ridano più loro che noi spettatori soprattutto rivisto dopo sessant’anni.

Non uno dei migliori di Corman, diciamocelo; è più una carnevalata tra amici con una confezione molto al risparmio anche per i suoi standard, fondali dipinti compresi. Così a risparmio che le riprese terminarono tre giorni prima del previsto e Corman convinse Karloff a restare ancora assieme a Nicholson e ci confezionò La vergine di cera riciclando i set. Persino il mare è lo stesso! Non un capolavoro manco quello, ma almeno con più atmosfera.

Anche se vedere insieme Price, Lorre e Karloff è un piacere è molto meglio recuperarli nel quasi successivo Il clan del terrore (che fantasia i nostri titolisti, eh?) dove assieme all’atmosfera da commedia macabra c’è pure Basil Rathbone per un poker d’assi.

Consigliato agli aficinados nostalgici. Agli altri, come direbbe il Corvo…Mai più ora.

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