Maggie Gyllenhall.
...I prefer not to.
Chiariamoci subito, ora, adesso, istante, momento! Per quanto il titolo (del film e quello nuziale) sia urlato, esclamato, conquistato, Lei, Ida/La Sposa/Penny…preferisce di no.
Lei non è la sposa di nessuno, tantomeno di Frank(enstein).
In un Aldilà/Aldiquà sospeso, “Mary Wollestoncraft Goodwin Shelley” (ci tiene a snocciolarci il nome completo - Jessie Buckley) racconta che avrebbe voluto scrivere un seguito della sua Creatura, quella che lo Svizzero pazzo si era rifiutata di costruire per “Frankie” . Così si impossessa del corpo di una escort degli anni ’30, Ida (sempre Jessie) col risultato di scatenarle una Sindrome di Tourette “colta”: ogni tanto si inceppa e scandisce dei sinonimi di una parola fin quasi a svuotarli di senso. Ma questa situazione comporta una raffica di insulti e denunce contro tutti i mafiosi in sala, in particolare contro il boss Lupino, che fa sparire tutte le ragazze che vedono, sentono o parlano troppo e ne colleziona la lingua. Inutile dire che Ida sarà la prossima. Guarda caso in città arriva Frankie, la creatura (Christian Bale) in cerca del dottor Euphronius (Annette Bening) per chiederle una compagna. Il corpo prescelto sarà quello di Ida, che però una volta rianimata non urla disgustata come Elsa Lanchester novant’anni fa…ma preferisce di no.
Maggie Gyllenhall accende la corrente galvanica e dirige, sceneggia e co-produce una rilettura di la Moglie di Frankenstein in una chiave moderna, 2.0, #meToo, femminile e femminista. Col punto esclamativo in tutto. Ida ha un look da bambola punk rotta: una frittata di capelli e uno sbaffo di rossetto sul labbro (in realtà la soluzione cristalloide con cui è stata rianimata), parla per sinonimi ed è vittima del patriarcato ma non doma, anzi è indipendente e cita Melville: Preferisco di no. Non il male di vivere e l’inedia di Bartleby nel racconto omonimo, bensì il suo diritto ad essere libera di scegliere, di fare come vuole, quello che vuole, perché lei è una Nobody’s wife (e Anouk ringrazia, riverisce, complimenta…ok la smetto).
Ida schifa gli uomini come e più delle ostriche ed è alle prese con un Frankie vergine, che ha come mito Ronnie Reed (Jake Gyllenhall, fratello di Maggie) una specie di Fred Astaire dal piede caprino, tanto da portare Ida nei cinema di ogni città a vedere i suoi film. “Le gambe sono la tua perversione?” gli chiede lei, mostrandogli la sua, che ha ancora una protesi ortopedica. Ida/Penny/Sposa è speculare a Mary Shelley, l'una è il complemento dell'altra. Mary sa e conosce la verità su Ida, che al contrario non ricorda niente del suo passato. Mary la usa ciò che una non ha avuto (come facevo a scrivere il seguito con un tumore e tre figli morti?), Ida invece vive, gusta e si riprende ciò che le è mancato.
Bale è una Creatura che conferma il suo talento di attore, tra tenerezza, inesperienza e ferocia. Un mostro che non ha neppure avuto il piacere di una stretta di mano, un essere stanco, goffo eppure non troppo diverso da noi.
Alle donne, per le donne, il film ha anche una sottotrama con un'altra coppia speculare, il detective bambacione a forma di Peter Sarsgaard e la giornalista Penelope Cruz, più sveglia e determinata del collega. Di più non vi dico, anche se rimane la parte più scontata del film.
Da buona creatura (il film, non Frankie) è un calderone di pezzi, un puzzle assemblato con diverse citazioni, riviste riaggiornate, rebootate (basta, lo giuro): Da Frankenstein Junior e il balletto (sguaiato) di Puttin' on the Ritz, passando per La Sposa Promessa, fino a Bonnie & Clyde (in tutto e per tutto), fino alla parte francamente didascalica della rivolta delle donne truccate come la Sposa, che dimostra i danni fatti da Joker.
Alcuni magari si aspetteranno di più. Un'occasione sprecata. Un Frankenstein cucito un po' alla boia d'un Giuda con una glassa di femminismo già sentito.
Io invece...preferisco di no. La Bellezza è imperfetta e costellata di cicatrici.

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