lunedì 7 aprile 2025

UN ABITO DA SPOSA MACCHIATO DI SANGUE (1972)

 

                                            ...And then she kissed me...

 

 

 

Vicente Aranda

 

Carmilla non è solo la saffica vampiretta dall’anagramma facile, ma è anche quella dalla filmografia più libera e variegata, man mano che si allontana dalle pagine del suo romanzo per indossare i vari volti di sensuali di attrici con la stessa facilità con cui cambia nome. Perché Carmilla, Mircalla, Marcilla, Millarca Karnstein ha un solo motto a cui è fedele: Men don’t know know, but little girls understand! (Chi scopre la citazione, la metta nei commenti, non vale googlare).

Così, la nostra Carmy, Marcy e mordacemente tutte le altre,va a nozze con le lune di miele altrui, specie quando i matrimoni sono già basculanti di loro. Susan (Maribel Martìn), infatti è fresca di sposalizio, ma non è molto contenta. C’è da dire che il suo lui è espressivo come un tonno appena pescato e fisicamente farebbe la gioia di qualsiasi lombrosiano; inoltre ha sempre voglia di spupazzarsi la moglie, meglio se può farlo strappandole i vestiti, per la gioia dello spettatore; meno quella di Susan.

Di lì a poco, Susan comincia ad essere ossessionata dall’antenata di lui, Mircalla Karnstein, che ha pugnalato il marito la prima notte di nozze e il cui ritratto dal volto forato giace nei sotterranei del maniero di famiglia. Comincerà a fare sogni strani su di lei, e presto le si paleserà anche in carne e malìa…

Questa Carmilla mediterranea diretta e sceneggiata da Aranda stesso, è un film horror femminile, fatto di donne e solo per donne. L’uomo è escluso a prescindere, è un intruso e se prova a intromettersi farà una brutta fine, come tutti i maschietti nel film.                                                                                                       Carmilla è quasi una religione, Nostra signora del sangue. Ha il volto di Alexandra Bastedo, occhi azzurri e capello biondo, avvolta in veli lillà, con gli anelli rovesciati sul palmo della mano. La prima volta che appare a Susan nel bosco, sembra una Madonna blasfema, e l’altra una Bernardette affascinata e rapita.   Da lì, anche Susan comincerà a vestirsi di viola e a portare anelli in quel modo, e la sognerà, in un vortice di sogni aggressivi verso il marito (con un bel tasso di sangue) per poi seguirla; ma niente grotte di Lourdes per lei, solo una capella diroccata, dove celebrare morti e resurrezioni. Nessuna donna si salverà, nemmeno la piccola Carol, figlia della governante, che comparirà alla fine vestita con maglione e calzettoni rossi  (ha sempre portato vestiti bianchi) anche lei con gli anelli...

Questo abito nuziale tinto di rosso offre un’interessante rilettura di Le Fanu, oltre che a tutto quello che richiede un film del genere negli anni ’70: vampire, saffismi e nudi con pelliccia, compreso alcune trovate interessanti, come Carmilla che sbuca da sotto la sabbia con indosso  soltanto una maschera da sub col boccaglio, mentre i seni affiorano come due budini... Questa Carmilla fa il palio con il coevo La Vestale di Satana di Harry Kumel, ma dove lì c’è il brumoso nord e un altrettanto fumoso matrimonio, qui Aranda ci va giù più duro. La natura stessa sembra uno specchio (oscuro, ovvio ) delle pulsioni femminili.

Carmilla è un dogma di sangue: Io sono la Sanguinosa Concezione, pregate per voi, uomini che non sapete (ma le donne capiscono). Eccome, se lo sanno...

Lo trovate su Prime, senza anagrammi.

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