Adrian Mabel
… No one speaks and no one tries…
Ping.
Ping.
Ping.
E’ un sonar? Quasi, è la nota di SI del piano di Rick Wright, filtrata attraverso il passaggio in un Leslie, un sistema di altoparlanti rotanti, ma è anche la goccia sonora che apre il viaggio di Pink Floyd at Pompeii - MCMLXXII il famoso film – concerto dei Pink Floyd restaurato e mixato da Steven Wilson in 5.1 e Dolby Atmos, dove la band suona nell’anfiteatro omonimo…per un pubblico di fantasmi. Ma questa volta, a cinquantatre anni di distanza, il pubblico di boomers e non, riempie i cinema e fa schizzare l’album in cima alla classifiche di vendita. Perché, anche se i Floyd, sono ormai sciolti, e i tre membri superstiti si parlano solo per interposta persona, fanno le cose di qualità, dando tanti appunti da prendere a chitarristi ormai assuefatti da tassi da salvare, trattati di astronomia e spippolamenti da social, che per carità sono tutti interessi nobili, ma non curano l’eredità della band…vero Brian May?
La storia del film concerto è nota, ma la si riassume volentieri: nel 1971 i Floyd sono in una fase di sperimentazione e ricerca di una direzione; la band, si è già lasciata alle spalle quel cappellaio matto diSyd Barrett, e andando a tentoni sta cercando una sua strada. Quattro parti, quattro strumenti che si amalgamano, che si ascoltano, che jammano, improvvisano e che accettano la proposta di Adrian Maben, un regista che da turista ha perso il passaporto fra le rovine di Pompei ed è rimasto folgorato dalla bellezza e dal silenzio delle rovine al tramonto: la band deve suonare lì…senza pubblico. Ai quattro l’idea garba, e in tre giorni ad Ottobre’71, fra cavi della corrente che saltano, riprese alternative alla zolfatara di Pozzuoli – che nell’antichità si credeva essere la porta degli inferi – e un successivo rimpolpo con altri tre brani a dicembre negli studi di Parigi, l’anno successivo il film esce nelle sale col titolo Live at Pompeii.
Nel 2003 esce un’altra edizione in DVD, implementata di sequenze francamente in brutta CGI, e una fotografia più scura, che ad oggi possiamo tranquillamente buttare nell’indifferenziata: ecco il Graal che ogni Floydiano dovrebbe avere, o vedere al cinema.
I faccioni di Waters, Gilmour, Wright e Mason sullo schermo sono così nitidi e sotto una luce così chiara e solare da pensare di essere lì, fra lo stesso sole e lo stesso vento di Pompei che scompiglia la chioma rossiccia di Gilmour (purtoppo per lui un lontano ricordo), gli vela mezza faccia e gli accarezza le labbra sui gorgheggi di A Saucerful of Secret. Così vivido da vedere le vene sul braccio di Waters.
Ma la vera meraviglia è il viaggio sonoro in cui i Floyd ci portano che cambia totalmente, ache per chi il film lo conosce già: apertura verso l’ignoto con l’eco Binson di Echoes, che apre il concerto; segue la monotonia – o mono nota? – incalzante di Careful with that Axe, Eugene, con l’urlo di Waters che esplode a pochi centimetri dalla nostra faccia, per poi ritornare sul suo accordo ciondolante; la vera gemma però è, A saucerful of secrets, una suite dilatata ma che dimostra che sapevano fare i Floyd: Waters mazzuola i gong come un fabbro; Mason assassina la batteria con un ritmo sincopato mentre Wright accoltella l’organo e poi…richiama all’ordine e dal cielo arrivano la chitarra liturgica e la voce di Gilmour. Amen. Segue la cavalcata assassina di One of These Days con inquadrature di solo Mason che tra fill di batteria e i baffi a manubrio ruba la scena ci dà come non mai, e poi sfociamo nella tribale e incorporea Set the controls for the heart of the sun.
Momento leggero di Mademoiselle Nobbs: protagonisti, un’armonica suonata di Gilmour tra il serio e il cazzeggio, che va a Nobbs, un levriero che abbaia e ulula, e poi, la ripresa di Echoes, ci fa librare ancora una volta, fra il sole, le statue di marmo, le colonne e gli affreschi.
Questa edizione è l’ultimo giro di una band allo zenith, in un momento chiave della propria storia. I pInk Floyd non sono mai più stati così. Lo sappiamo e lo vediamo negli inserti agli Abbey Road Studios, dove la band sta preparando il nuovo album. Tutto quanto sotto sole è in sintonia, ma il sole sta per essere eclissato dalla faccia scura della luna…
Stra-consigliato. Cazzo.
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