Emilie Blichfeldt
… My name is "Might-Have-Been" My name is "Never Was"…
Essere la sorellastra di Cenerentola…fa schifo!
Ne sa qualcosa Elvira (Lea Myren), una ragazza come tante: né bella né brutta, giusto più paffutella, e con l’apparecchio ai denti che le schiude un sorriso metallico. Un brutto anatroccolo in un mondo di cigni, che sogna di sposare il principe azzurro, il quale però, è uno stronzetto superficiale.
Un sogno che si trasforma in necessità, quando la madre Rebekka sposa in seconde nozze un vedovo che schiatta la prima sera, lasciandola senza soldi e con l’altra figlia a carico, Agnes (che presto verrà chiamata col nome più famoso). Rebekka è troppo vecchia per accalappiare un altro uomo, perciò, lascia a marcire il povero marito senza funerale e investe i pochi soldi rimasti per far sbocciare Elvira in occasione del gran ballo che il principe darà fra pochi mesi. Elvira viene così sottoposta a trattamenti estetici brutali, tra scalpellate di naso e ciglia cucite da un luminare da brividi, che somministra cocaina anche a sé stesso e che è un bell’omaggio a David Cronenberg.
Elvira arriverà persino a inghiottire il verme solitario per poter dimagrire e poter continuare a mangiare dolci, ma come si fa a competere con chi ha la bellezza e il talento innato, mentre tu ti sbatti e rimani con la lingua a penzoloni, cercando disperatamente di raggiungere l’obiettivo?
La favola la conosciamo, ma non per questo sarà meno cruenta. “Perché non esistono favole non cruente. Le favole vengono dalla profondità del sangue e dell’angoscia, e con esse, si attira l’attenzione degli uomini sulla verità.”, diceva Franz Kafka.
E aveva
ragione.
Emilie Blichfelt ce la sbatte in faccia la verità: ti vogliono bella a tutti i costi, non importa quanti sacrifici dovrai fare, quanto dolore o quali interventi dovrai subire, rise and shine.
La fiaba dei Grimm raccontata dal punto di vista della sorella di Cenerentola è un’interessante rilettura, che non lesina sul dolore, sullo schifo e sui vermi. Un film che rende la sofferenza quasi fisica e la nausea altrettanto forte.
La regista ha una sensibilità nordica, che trasmette all’atmosfera ottocentesca, rendendo la storia ancora più cupa, una Sofia Coppola incrociata con Coralie Fargeat, e The Ugly Stepsister, richiama tanto (e bene) The Substance, con mazzuolate altrettanto intensive.
E riesce a farti provare empatia per entrambe le ragazze, senza rendere Cenerentola insopportabile o perfettina, anzi quando Elvira la spia mentre si accoppia con lo stalliere in una sequenza che sarebbe piaciuta al Boro, beh, allora ti rendi conto che questa è la favola che avresti sempre voluto sentire, a tuo rischio e pericolo.
Lo trovate su Shudder,se riuscite ad accedervi.
Stra-consigliato, ma solo ai forti di nervi.
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