sabato 10 maggio 2025

DAL TRAMONTO ALL’ALBA 3 – LA FIGLIA DEL BOIA (2000)

 

P.J. Pesce

 

 

… Now fangs are pistols and I'm in line…

 

 

Tre cose per cui ricordiamo Dal Tramonto all’Alba, a quasi trent’anni dalla sua uscita:

1)    Essere un film Maxibon, che parte come un thriller action in stile Ore Disperate e a metà fa un’inversione di marcia e diventa Ammazzavampiri, con ettolitri di sangue e ammazzamenti. Modello ancora buono per gli sceneggiatori, vedi Abgail e I Peccatori.

2)    Il tatuaggio tamarro di George Clooney che parte dal collo e srotolo lungo tutto il braccio, che avrà fatto sognare i coatti di allora. Poi qualcuno se lo sarà anche fatto, oh.

3)    Quentin Tarantino che prende il bocca il piedino innaffiato a tequila di Satanico Pandemonium, alias Salma Hayek perché, ipse dixit, “era una scena importante per lo sviluppo della trama.”  Sì certo, come no, Mr. Q….

 

E però quest’ultima scena ha avuto conseguenze non da poco: da una parte immagino le coppie che hanno voluto replicare la scena, gettando così le basi per la nascita di molti profili Onlyfans, dall’altra invece penso al numero 3 della serie, questo La figlia del Boia, uscito direttamente in Vhs (adesso su Prime a noleggio) che un ripescaggio lo merita; anche senza ciucciate di piedi, racconta le origini di Satanico Pandemonium (qui Ara Celi).

 

Messico primi del ‘900: il bandito Johnny Madrid scampa all’impiccagione trascinandosi dietro con sé Esmeralda, la figlia del boia; il papà incazzato li insegue e ai due si unirà Catherine, una fan di Johnny. Al primo assalto di diligenza si imbatteranno nello scrittore Ambrose Bierce, in Messico per unirsi ai ribelli di Pancho Villa. Scappa che ti scappa, il gruppetto finisce al Titty Twitter (il bar dei vampiri centro di tutta la serie) e al western spuntano i canini. Lotteranno per sopravvivere, senza sapere che Esmeralda ha un segreto. Non è solo la figlia del boia…

 

Squadra che vince non si cambia: sempre un soggetto dei fratelli Rodriguez e sempre Tarantino in cabina di produzione con la sua A Band Apart, al terzo film il modello è quasi una fotocopia degli due precedenti: fuorilegge, banditi, finto rifugio e vampiri a go-go, tra cui l'immancabile cameo di Danny Trejo e i suoi baffi a manubrio. Il pubblico ormai sa cosa aspettarsi, ma l’idea  (leggi: la regola) del prequel lo rende più appetibile. Il sangue c’è, i vampiri pure e ci si diverte.

Non guasta questa ipotersi sulla misteriosa scomparsa dello scrittore Ambrose Bierce, (probabilmente morto nella battaglia di Ojinaga), sagacemente interpretato da Michael Parks e autore di vari racconti, tra cui il celebre Accadde sul ponte di Owl Creek, tanto che nella prima parte si respira anche quell’aria impolverata su questi luoghi celebrati dallo scrittore e ti venir voglia di recuperare anche gli altri suoi racconti.

 

In sostanza: novanta minuti di onesto divertimento, da gustarsi in compagnia di una birretta o dell’alluce della vostra compagna/o .

Consigliato sì…ma a aficionados di vampiri e completisti della saga.

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