Oz Perkins
…Watch the monkey get hurt, monkey…
Jang – Jang - Jang!
Li avete riconosciuti?
Sono i piattini menagrami della malefica scimmia giocattolo, la protagonista del racconto omonimo di Stephen King e inserita nella raccolta Scheletri. E’ una storiella dove King fa sua la lezione di Richard Matheson, su un giocattolo porta sfiga coi suoi piattini molesti, che quando sbattono, qualcuno schiatta e neanche tanto bene. L’ameno pupazzo si diverte a tormentare il povero Hal Shelburn, prima da bambino e poi da adulto, quando pensava di essersi sbarazzato dell’infame giocattolo.
Anche la scimmietta, come il racconto dello Zio Steve torna al cinema con un nuovo adattamento, visto che il primo, Il dono del diavolo di Kenneth J. Berton (The Devil’s Gift), 1984, è mezzo sconosciuto. Va detto che comunque siamo nella fase in cui alcuni libri di King sono ormai al terzo adattamento (qualcuno ha detto ‘Salem’s Lot?), per cui carichiamo la molla e… Jang – Jang - Jang!
Dopo un prologo dove un uomo cerca di dar fuoco alla scimmia (qui però suonatrice di tamburo) e finisce per innescare delle morti in stile Final Destination, conosciamo i gemelli Hal e Bill Shelburn orfani del padre dell’incipit e allevati dalla madre Lois (Tatiana Maslany) che trovano in cantina l’infausto giocatolo. Caricata la molla, il tamburo comincerà a battere la marcia di morte a cominciare dalla loro babysitter, finché i bambini decideranno di sbarazzarsi dell’aggeggio. Anni dopo, Hal (Theo James), ormai in rotta con Bill e con un figlio che non vede mai, dovrà riaffrontare le malefiche bacchette e il ghigno della scimmia che è tornata…
Oz Perkins, ha l’horror nel DNA. Figlio di Anthony Perkins, alias Norman Bates lo Psycho per eccellenza, ( ha pure interpretato baby Norman in Psycho II, se non è genetica questa…), vanta un discreto curriculum in tema horror come regista e sceneggiatore, dall’interessante Sono la bella creatura che vive in questa casa (2016) al già celebrato Longlegs (2024) e una passione per storie torbide e familiari a base di segreti, rapporti logorati.
Al quinto film, lavora su commissione di James Wan, dirige, sceneggia e fa pure una particina come zio hippie e impacciato dei ragazzi, ma la cosa non lo disturba: del racconto kinghiano prende lo spunto (autobiografico?) per raccontare il conflitto fra due fratelli, un padre assente e una madre prematuramente scomparsa; la parte dove si sente più a suo agio è proprio questa, sul conflitto familiare, sui mezzi toni e sul marcio in famiglia. Il conflitto fra i due fratelli gemelli ha un amaro che sa di vero, dove il rancore e la gelosia sono palpabili.
Mentre sul versante horror, Oz la butta più sullo spettacolare, con morti pirotecniche e grottesche degne della saga di Final Destination; vedere quella del ristorante etnico per decidere di dare un taglio al sushi per sempre. Il sangue non manca e il packaging della scimmia è inquietante il giusto, con quel ghigno espressivo di odio puro che solo un essere senziente potrebbe fare e ti sembra di sentire battere il tamburo delle bacchette, oppure un Jang – Jang - Jang!...
Ma è meglio per voi non sentirlo.
Consigliato per due ore di intrattenimento.
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