Mauro Mancini
...Waiting for the punchline...
Il primo cazzotto ti arriva per libro. Il romanzo eponimo di Paola Barbato è pugno in bocca, poi un altro, poi una ginocchiata. Le parole e i fatti si susseguono in una lotta che ti fanno arrivare all’ultima pagina, pronti a darti la mazzata finale per lasciarti senza fiato, neanche un colpo di grazia. Boccheggi chiedendo perché.
Quando ho saputo che Mancini e Lisino avrebbero adattato il libro, Bam!, ecco l’altra sorpresa. Poi la stessa Barbato ha rivelato chi avrebbe interpretato Minuto, l’antagonista e BAM! Ancora un cazzotto: Alessandro Gassmann. E dire che lei stessa l’ha scritto pensando a Massimo Ranieri, ma ormai anche Gassmann veleggia verso la sessantina e si è scrollato di dosso da un bel po’ qualsiasi confronto con l’augusto padre. Il personaggio s’aveva da fare.
E viene il momento di vedere il film.
Mentre va in pausa siga in discoteca, il giovane Davide viene rapito da due sgherri che lo sbattono su un camion dentro il quale qualcuno comincia menarlo, e contro ogni previsione Davide riesce a sopraffarlo e ucciderlo. Sarà l’istinto, sarà la vita… Minuto (Gassmann), il carceriere è sconcertato e seguendo i consigli del vecchio Boss, trasferisce il ragazzo in una nave-carcere assieme altri ragazzi lottatori, fra ormoni, cameratismo e mascolinità tossica, allenandolo e iniziandolo ai combattimenti clandestini, dove vince chi uccide il proprio avversario. Così mentre Davide prende il nome d’arte di Batiza e vince alcuni incontri, il rapporto con Minuto sfuma in rapporto più amichevole da sapore vagamente paterno. Ma il destino (e le scelte) arrivano con una raffica di cazzotti per i due…
Mancini e Lisino adattano il romanzo della Barbato con una prima parte molto fedele, fatto di rapimento-iniziazione e perdita (apparente) di innocenza, che funziona alla grande fra momenti alla Fight Club e certe atmosfere da cinema americano, specie negli allenamenti – vedi la lotta sott’acqua fra Batiza e Puma, sorta di battesimo guerriero) e nell’atmosfera da lager Francesco Gheghi è un Davide che riesce a costruirsi una sua armatura, restando fuori un ragazzo fragile e segnato dal faccino scavato e affilato; probabilmente vent’anni fa il suo ruolo sarebbe andato ad Elio Germano. Gassmann invece è (quasi sempre) ieratico, ma bravissimo a lasciare filtrare la rabbia del suo personaggio, laddove nel libro era ancora più impalpabile, senza scadere nell’effetto da giudice imperscrutabile di MasterChef (qualcuno ha detto Carlo Cracco?).
Dove il film attraversa la strada per i fatti suoi è la seconda parte, dove svolta a “U” e prende una piega totalmente diversa e a suo modo “coerente” ma quasi in contrasto col romanzo originale, del quale però mantiene nello spirito il finale da K.O. a cui Paola si abitua da anni, ma che fa sempre male come la prima volta. Probabilmente la scelta è dovuta dal voler rendere più sostenibile e meno pesante il film per lo spettatore, in pratica: meno cazzotti e più coppini sulla nuca. Ne esce un film di due ore quasi spezzato in due anime, come Minuto e Batiza.
L’amaro in bocca resta, anche se nel libro sentivi anche il retrogusto ferroso del sangue; e non è poco. Però avercene di più di film così da noialtri. Avanti col prossimo round.
Promosso

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