Gulliermo del Toro
..Half broken-hearted
To sever for years,
Pale grew thy cheek and cold,
Colder thy kiss;
Truly that hour foretold
Sorrow to this...
Nonostante Frankenstein sia sposato con una dalle mèches tanto ondulate quanto iconiche, al cinema ci va sempre (o quasi) in coppia con Dracula; bromance fra mostri. Appena esce uno, dopo un po’ spunta anche l’altro e quasi sempre è uno dei due adattamenti a vincere e risultare più bello/riuscito/ moderno/più quello che ti pare, basta parlarne. La Universal ha lanciato Dracula con brillantina e il rossetto di Bela Lugosi ma Frankenstein con Boris Karloff stravince e sforna un sequel che gli sta da pari. Vent’anni più tardi la Hammer entra a gamba tesa col barone più gelido e britannico di sempre; eppure, sono i canini di Christopher Lee a trionfare l’anno dopo. Trent’anni dopo Coppola ci regala o’ vampiro ‘nnamurato e sbanca il botteghino contro un Frankie col look da palla da baseball che sarà pure Robert De Niro, ma il suo regista Kenneth Branagh è più bravo a rianimare Shakespeare che Mary Shelley.
E così arriviamo ai nostri giorni: dopo il Dracula à la Besson, questa volta il match lo vince Frankenstein, galvanizzato da Gulliermo del Toro, che assembla una creatura di 2 h e 29 minuti, cucendo compromessi e riscritturee usando come corrente galvanica proprio Netflix per arrivare al grande pubblico ma usando la testa e un cuore, che, come chiosa la citazione finale di Byron: si spezzerà, ma continuerà a vivere anche da spezzato, frase che riflette la morale del film.
Una nave danese bloccata dal ghiaccio, trova un malconcio Victor Frankenstein e lo carica a bordo. Nottetempo il vascello è attaccato da un energumeno incappucciato. Victor racconta al capitano di essere il creatore di quell’essere e via col flashback: i dolori del giovane Victor, vessato da un padre tanto luminare quanto autoritario – cameo di Charles Dance - e ossessionato dalla morte della madre (Mia Goth nel doppio ruolo tanto per accentuare l’Edipo) il quale a fronte di ciò cerca la chiave per rianimare ciò che è morto. Grazie ai finanziamenti di un mecenate che vorrebbe allungare la sua vita(Christoph Waltz, che quest’anno fa il bis dopo il Dracula Bessoniano) il nostro assembla pezzi di cadavere e grazie al fulmine riporta in vita la creatura, che però ha qualche problema di logopedia oltre che possedere una forza bruta e che Victor reputa un fallimento.
A questo punto il microfono passa alla Creatura che racconta al capitano la versione di Frankie: maltrattato dal barone, desideroso di un affetto che non potrà avere, a parte la simpatia di Elizabeth (Mia Goth again, dalla posa preraffaellita e amante del macabro, un’Elizabeth che unisce amore e morte con una vena malinconica e mercuriale) e quasi accoppato dall’incendio che mira a distruggerlo, il nostro (o mostro?) che nel frattempo ha imparato a parlare, chiede al creatore di avere almeno una compagna. Avuto di picche, i due si inseguiranno fino ai ghiacci polari…
La storia è raccontata attraverso due versioni: due facce e una sutura della stessa medaglia. Victor è un dandy infantile che beve litrate di latte per sopperire alla carenza materna, sanguigno, collerico. Del Toro ha chiesto a Oscar Isaac di prendere a modello David Bowie e Mick Jagger, ma qui è davvero the doctor who fell on ice. Jacob Elordi invece è una Creatura che ha qualche debito di look con quella di Penny Dreadful,solo un po’ più simile a certe manichini anatomici, però nel 2025 ha più senso rifarsi alle vaghe descrizioni della Shelley che al mascherone di Karloff (con annesso pagamento di copyright alla Universal) e in fatto di emozioni è quasi uno specchio del suo creatore, addirittura più cinica, tanto è esacerbata dall’odio verso di lui.
La sceneggiatura è frutto di compromessi e riscritture, proprio come il suo soggetto, - la parte col cieco è un po’ troppo glicemica - ma Del Toro spinge ancora più là fra set ricostruiti in studio che ricordano Crimson Peak e i lavori più barocchi. Ed è lui che ci ha messo il cuore, per raccontare un Pinocchio nel paese degli Orrori, un burattino spezzato ma che continua a battere, un rapporto padre e figlio fatto di odio e disinteresse.
Il 2025 è stato l’anno bromance di questi due Classiconi, ma come in tutte le coppie c’è sempre un terzo lato incomodo e nel loro caso, prima o poi nel loro ménage cinematografico s’imbuca sempre l’Uomo Lupo. Presto o tardi arriverà il licantropo firmato da Eggers, col quale l’anno è iniziato. Speriamo che qualcuno si ricordi di invitare la Mummia. E il dottor Jekyll? Ho telefonato ma ha risposto il suo coinquilino, tale Hyde…
Consigliato.

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