sabato 20 giugno 2026

AL PROGREDIRE DELLA NOTTE (2025)

 

 


 

 Davide Montecchi

 

...Some are born to the endless nightEnd of the night, end of the night...

  

L’horror è vivo e vegeto e vi manda i suoi saluti.

Basta scorrere le uscite per capire che genere non muore mai, ma la più bella soddisfazione è che anche dalle nostre parti sta benone: prendere Al progredire della notte come esempio. 

Claudia è una ventenne insicura, con una madre asfissiante, modello venti telefonate al giorno, non proprio il massimo per l’autostima. Su consiglio del suo compagno Ludovico, un tipo che la tratta con mix di sufficienza e compatimento, Claudia si reca a fare un corso di sopravvivenza da un militare: non tanto il consiglio giusto, ma vabbè…Uomini.

Per fare ciò, Claudia si reca in un paesello sperduto, dove viene ospitata per la notte dall’anziana Letizia, una signora gentile e accudente con l’hobby della metafonia, cioè comunicare coi morti tramite una radio che pare uscita da un film di Cronenberg. Fare l’uncinetto o il pane in casa fa brutto? L’hobby della signora però turba Claudia, che durante la notte ha un incubo molto strano in cui apre una botola, mentre una telecamera la riprende… 

Non dirò altro, perché il film progredisce, letteralmente, come la notte e va visto, per restare inquieti e inquietati, come la povera Claudia.

Montecchi, che firma la sceneggiatura insieme ad altre cinque paia di mani, ha già fatto altri film che non ho visto, ma questo è sicuramente un buon biglietto da visita. Intanto mette in chiaro i suoi numi titolari – Argento, Avati -senza citarli ad minchiam, ma rielaborandoli ad uso e consumo della tensione e dell’inquietudine di chi guarda. L’arrivo di Claudia alla stazione arriva dritto da Suspiria, ma funziona perché potrebbe essere una qualunque stazione ferroviaria di un paesino di Culonia a tarda ora;gelida, asettica e senza uno straccio di bar aperto. L’importante è non trovarcisi.

La casa di Letizia è un luogo che trasuda lo spirito (e gli arredi) di quelle degli anni Settanta/Ottanta, un po’ rimaste fuori dal tempo ma credibili, come certe case dei nonni in campagna, però meno benevole.


La prima parte è ben riuscita e guarda all’horror del passato, portando il film a procedere per sottrazione, in modo raffinato e con pochi jump scare, ma ben messi, dando al film un senso di misterico e iniziatico (paroloni, lo so, ma gli unici adatti) mentre la seconda prende una direzione a metà fra Lynch e (soprattutto) Backroom  ma che meritava di essere seguita di più in fase di scrittura. Anche se il tema sotterraneo e strisciante, brulicante e urticante che accompagna il film è la maternità, in tutte le sue forme, scelte e libertà. Maternità soffocante, maternità imposta, vista (e vissuta) in modo distorto e contorto come un rovo. Una storia di donne e tanta oscurità dell’animo. 

Lily Engler è bravissima a rendere la fragilità di una ragazza insicura, fra carnagione pallida, capelli biondi arruffati e l’accento italo-inglese che rafforza quel senso di pulcino spaurito, muovendosi come una Alice nel paese degli Orrori sempre sul punto di spezzarsi, fra telefonate a madre e .fidanzato e una fuga disperata. Lucia Vasini è inquietante, lascia che il corpo parli per lei, fra sorrisi di sinistra cordialità e discorsi che ti fanno pensare: “Quasi quasi torno indietro.”

E poi c’è la convitata di pietra (anzi di gomma) Ioana Laura Jitariuc, un personaggio che esce dritta dritta da un certo film di Argento(o Tobe Hooper, fine indizio spoiler) che chiude il cerchio di donne grazie al rifiuto del truccatore di usare CGI in favore dei cari vecchi trucchi prostetici.

 

Insomma, qui dall’Horror stiamo tutti bene.  Baci dal progredire della notte(e del genere).

Si becca un bel 7+.

Nessun commento:

Posta un commento

ODISSEA (2026)

        And I wished for so long, cannot stay All the precious moments, I cannot stay It's not like wings have fallen, I cannot stay B...