giovedì 11 giugno 2026

OBSESSION (2026)

 

 


 Curry Barker

 

...I wish I was a sacrifice but somehow still lived on I wish I was a sentimental ornament you hung on...

 

Quante volte avete sospirato per una persona desiderando: “Vorrei che lei/lui/pronome a caso mi amasse”? A chi non è successo?

Bene, Curry Barker usa l’horror, un milione di dollari sganciati dalla Blumhouse e risponde alla domanda col suo esordio, Obsession.

La trama è semplice: lo sfigatello Bear (Michael Johnston) è perso per Nikki (Inde Navarette), l’amica e bella della compagnia che non se lo fila manco di pezza. Un giorno Bear acquista in un negozietto di oggettini magici il Salice dei desideri - il Macguffin della storia - un bastoncino che, se spezzato, garantisce un desiderio; cosa che Bear fa, chiedendo che Nikki lo ami più di ogni altra cosa al mondo. Voilà, i due fanno coppia, ma presto Nikki diventerà molto possessiva, molto tossica...

Barker parte dall’idea che sta alla base del racconto La zampa di scimmia di W. WJacobs (venuta al regista, mentre guardava la puntata eponima dei Simpson) cioè attenti a ciò che desideri, ma lo usa per raccontare le relazioni (tossiche e non) ai tempi moderni. Possesso, lusinga, insicurezza.                  L’amore (che) fa male alla coppia. Ossessione, ma da entrambe le parti.

Bear è un insicuro, timido, apatico e mantiene questo carattere per tutto il film, perché è lusingato dal fatto che Nikki sta con lui, anche quando lei comincia a manifestare certe storture mentali fra sorrisi vacui e allucinati, quelli trattenuti un attimo di troppo e che ti fanno pensare: “Oookay tutto bene?”              Proprio quei sorrisi dolorosi e crepati, insieme a cambi di tono di voce fra urla e sussurri e “No,no, no, NO!” sparati a raffica prima e cantilenanti poi. Tutte Red Flags che il nostro ignora a sé stesso, opponendole solo deboli scuse balbettanti, che ripete prima a sè stesso e poi quasi fantozziano a lei: “Nikki, ehm... così non va bene...”, persino quando lei lo aspetta immobile davanti al salotto per ore, senza trattenere i propri bisogni o quando gli cucina la gatta e gliela serve nel panino a pranzo.

Dall’altra parte c'è lei, la Nikki di Indi Navarrete, perfetta per la parte; con lei Curry lavora sui primi piani inquietanti, silenzi di 'sta povera Crista posseduta da un incantesimo su un uomo che non ama, sospesa in una schizofrenia emotiva che non risparmia anche il sangue, come quando Nikki si flagella col mattone o prende a mattonate in faccia l'amica innamorata di Bear.

Curry è bravo anche con la sottotrama  degli amori non corrisposti: lui che ama lei che non se lo caga ma è amato da un'altra che sarebbe anche più adatta, ma il tarlo per la prima che non si può avere ti porta a cadere in un loop. A chi non è mai capitato almeno una volta di trovarsi in una girandola simile? Dai, non ci credo.Amore e immaturità, come Bear, che pur capendo la situazione è totalmente abulico e incapace di staccarsene, anche quando vorrebe rompere l'incantesimo (la telefonata al negozio che ricorda quella di The Substance, solo più perculante, un pò come parlare con un call center svogliato. Ecco, questa magari è un'esperienza da evitare).

Adesso non ci resta che aspettare il prossimo lavoro di Barker, sperando che mantenga le promesse di quest'opera prima.  Anzi, è il mio desiderio.

Per cui, un bell' 8. 


 


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