sabato 6 giugno 2026

WHISTLE - IL RICHIAMO DELLA MORTE (2026)

 



 

 

 

Corin Hardy

 

Come immaginate la vostra morte?
Lo so è una domanda che porta subito a toccare ferro e palle non da basket, ma l'idea (quasi) alla base di questo onesto horrorino che è  Whistle è una specie di Cat Calling, ovvero il Death Calling: ricordati che devi morire. E che se hai fretta di un farlo, fai un fischio e Lei arriverà.
Vieni al mondo? Bene, la Morte di darà la caccia e ti troverà prima o poi.
 
Nell'incipit un liceale ha una visione di un uomo bruciacchiato mentre gioca a basket, ma riesce a fare canestro. Dopo la partita, negli spogliatoi, mentre fa la doccia ecco che ricompare l'orrendo figuro e voilà prende fuoco anche lui.
Stacco, presente. Arriva nella scuola locale la nuova arrivata Chrys, dal passato tormentato a base di padre suicida e droga, ospite del cugino asiatico. La ragazza, oltre che  a ritrovarsi assegnata l'armadietto del defunto bruciacchiato, scopre anche un'urna funeraria che pare un bicchiere Tiki con dentri l'Ehecachichtli, un fischietto atzeco a forma di teschio (ma pare quasi una pipetta da crack) che una volta suonato emette un fischio in grado di chiaamare la Morte in persona chre non ti darà scampo e che prenderà la forma di come sarai al momento del trapasso.
Una volta suonato, saranno volatili per diabetici per la cumpa di liceali...

Un oggettino onesto ‘sto fischietto azteco. Lo so, da Final Destination (ma anche prima) ci sono stati altri anta film sul tema, ma al terzo film (non ho visto gli altri due e The Nun non è che mi ispiri più di tanto) Hardy assolve il compito con la tranquillità dei mestieranti che sanno cosa offrirti:un’ora e quaranta di film su un soggetto semplice senza verità cervellotiche, al massimo la voglia di saperne di più sul fischietto (si discute se il manufatto servisse a stordire le vittime sacrificali o se davvero si credeva che potesse evocare spiriti. Spoiler: non fatelo a casa, non si sa mai…), e poi i tipici liceali in modalità morti male, a partire dal bulletto nero che finisce trifolato come se fosse passato sotto una mietitrebbia, la sua tipa (bionda bonazza, ovvio) che finisce braccata in un labirinto a tema durante una festa mascherata, in quella che è probabilmente la sequenza più riuscita del film, l’asiatico, la protagonista complessata dalle inclinazioni saffiche (ricambiate) per altra ragazzadella cumpa (Sophie Nèlisse, buongustaia!), più un giovane pastore/spacciatore.

Le locations fanno pensare a qualche posto industrial-deprimente in America, ma sono contro figurate da Toronto e dintorni. Ah, nel prezzo è incluso anche il professore tabagista che fa una brutta fine, interpretato dal buon Nick Frost, che quando si vede in versione cancerogena fa il suo bell’effetto.

Può sembrare risaputo ai più scafati, forse breve come un fischio che si sgonfia, ma l’onestà degli intenti paga. Ho vissuto novanta minuti spesi peggio, tipo l’ultimo Lavoreremo da Grandi.

Per cui, un 7 politico glielo si dà.

 
 
 
 

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