domenica 12 luglio 2026

CAVIE (2009)


 


 

 

Manetti Bros

 

Avete presente i ravioli della nonna, quelli fatti in casa, magari con la pasta sprimacciata dalle manine dei nipotini, col ripieno che si apre ancora prima che affondiate la forchetta? Cavie è proprio così.

Quasi una ricetta casereccia tirata fuori dal cassetto, firmata dai Manetti Bros; un cinema indipendente, fatto quasi scommessa, un saggio di fine anno, ma fatto con tanto amore e con un occhio al cinema italiano degli favolosi Ottanta, tra i post apocalittici, i Bava, i Soavi, i De Martino e compagnia girante.

Sei persone, nulla in comune tra loro, si risvegliano ammanettati nel retro di un camion. Scaricati in un bosco senza motivo, nessun indizio né cibo, solo una cassa piena di armi ed un libro “Vincere in guerra” di Brian Hill. Scoprianno che: 1) non possono fuggire. 2) Non sono soli, qualcuno dà loro la caccia. 3) Qualcuno li osserva con l'occhio di una telecamera. Chi sopravvive dovrà scegliere se essere preda passiva o cacciatore attivo oppure solo una cavia...

Una scommessa vinta per gioco dai due due registi: nato come saggio di fine master per alla Scuola di Cinema di Roma e poi proiettato al festival di Courmayeur, il film è scritto per uno stage di recitazione, un esperimento di cinema autoprodotto per insegnare come si fa. A parte il cameo di Lillo(uno spasimante bidonato), gli altri sono un gruppo eterogeneo, tutti con diversi accenti regionali, che rende il film ancora più casereccio. Alcuni semplici meteore, altri invece approdati al cinerma e tivù vari (grazie Wikipedia).

 La trama e le battute sono molto amatoriali, la fotografia ancora di più (fra riprese in notturna fatte coi filtri), la recitazione si sente (anche se qualcuna è più convicente) eppure non si può fare a meno di sorridere. C'è sempre stata un'aria di casalingo nei film dei Manetti (almeno fino ad un certo punto) ma sempre con una capacità di usare i mezzi e i budget risicati che avevano (Piano 17 e l'Arrivo di Wang su tutti), ma qui è volutamente "primitivo". 

E qui mi scatta il parallelo col cinema Anni Ottanta di cui parlavo prima: come noi copiavamo l'America dell'epoca con un decimo dei loro budget, ma ci mettevamo l'occhio, la passione e le idee (a volte riciclate, a volte scopiazzate senza pudore, magari pure con la star del film originale per fare acchiappo), qui i Manetti fanno lo stesso, anche se in fondo l'hanno sempre fatto; il cinema di genere è nel loro DNA. Guardano a tutti quei titoli del survival horror, allo sforzo produttivo e lo rapportano al film di stage, dimostrando - sopratutto a distanza di quasi vent'anni - come fosse diverso fare cinema, rispetto ad oggi.

Se Cavie fosse stato prodotto che so, dalla Blumhouse, avremo avuto un piccolo cult o quantomeno un artigianato da passaparola su forum e in streaming. O al massimo un USA (ah-ah) e getta da Netfilx.

Invece è nato qui, fatto col sugo della Lidl che ci "splattera" orgogliosamente il mento, per ricordarci che il Cinema è Passione, anche quando sta nei cassetti.

Parola di Cavia. Sei politico. 

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