Yorgos Lathimos
...I'm a king bee...
Viviamo in tempi disinformati, in balia di uomini arancioni che scambiano il pianeta per un tabellone del Risiko, e di collaboratori multimiliardari in rampa di lancio per le Stelle..Terra chiama Major Tom, mi ricevi? Il tuo pacco è stato consegnato al punto di ritiro più vicino, il tabacchino di Marte. E intanto Dio fa zapping sui canali dell’Universo, perché siamo diventati più noiosi di un catalogo streaming con la mania di etichettare tutto. “Però i Terrapiattisti, che simpatici.” Il Signore. “Mi devo ricordare di dirlo agli Andromediani, la sera che vengono a cena.”
Teddy (Jesse Plemons con barbetta e codino bisunti) è un apicoltore bifolco fatto e finito, il classico provinciale nerd e complottista. Assieme al cugino ritardato Don rapiscono Michelle (Emma Stone), la bastardissima CEO dalla ferrea tabella giornaliera fatta di colazioni proteiche, corsi di autodifesa e tacchi Loubutin con cui marcia in ufficio con fare passivo aggressivo verso gli schia…ehm i dipendenti: “potete uscire alle 17.30, ma sarebbe meglio di no.”, ma che sfila con una prontezza da Rambo per prendere a calci in culo eventuali aggressori, come succede ai due cuginetti, prima che riescano a neutralizzarla e portarla nella cantina della loro fattoria isolata e rasarla a zero. Motivo? L’accuso di essere un’Andromediana sotto copertura, responsabile dei vari malanni del pianeta Terra tra cui la diminuzione delle api. Uhm..ok Teddy, cos’altro vorresti? Una sciocchezza, un incontro con l’imperatore di Andromeda per trattare i termini di un ritiro di voi brutti alieni, semmai vi aiutiamo al pianeta vostro. Oooook Teddy.
Emma Stone ne ha fatta di strada: da ragazza delle commediole amemerichène alle stelle, ha subito più metamorfosi di David Bowie (e non è un caso citare la maschera di Ziggy Stardust, visto il film di oggi), crescendo e maturando di film in film, esplodendo quando si inseriva nel ménage saffico della regina Anna e la sua amante in La Favorita. Ma è da quando ha incrociato la sua strada con Yorgos Lathimos che Emma è diventata un camaleonte che, mascherandosi, rivela la sua vera identità.
Dopo essere stata una Frankenstein Femminista in Povere Creature!, e diverse maschere di donna in Kind of Kindness, questa volta Emma (anche produttore assieme ad Ari Aster) confeziona un film che sembra un quarto segmento di Kind, of Kindess, ma più digeribile, una dark comedy quasi teatrale con un finale alla Panos Cosmatos con certe soluzioni visive che richiama certi pop art anni’60 degne di Mario Bava.
Emma è perfetta, costante nel suo personaggio, fredda e determinata anche quando è rasata e imbiancata di antistaminico, tanto da sembrare una dei Rockets, ma Plemons le sta da pari. Il suo Teddy allucinato, ossessionato e “informato” è un personaggio come se ne vedono in giro, che non può non fare pietà e paura. Ecco la maturità è quando si comincia ad aver paura delle persone così con i loro argomenti perfettamente ad orologeria:“Ho attraversato tutto l’apparato digerente: destra, estrema destra, progressismo, marxismo.” Spiega durante la cena a Michelle incatenata al tavolo, dopo averla torturata e poi scusandosi per non averla riconosciuta come “Ape Regina”.
Sul serio, non sai se ridere e rimanere incredulo. E quel che è peggio, non sai se potrebbe capitare a te di avere un vicino, un collega o un amico così…. Persone che nascondono disagi profondi nel loro anonimato, dalla madre malata (un cameo irriconoscibile di Alicia Silverstone) e in cui la multinazionale di Michella ha colpa; e poi abusato dal babysitter ora poliziotto? Tra le righe sembra di sì. Ma se avessero ragione proprio loro?
Lathimos è così, e speriamo lo rimanga in bilico tra weird e quotidiano e ha trovato in Emma, Jesse e il suo feticcio Defoe (assente, ma giustificato. Anche se forse nella parte dello sbirro non sarebbe stato male) i perfetti personaggi per le sue storie. Umane e non.
Vedere per credere. Consigliato.

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