Vancouver ha le sorelle Soska, Genova i Fratelli Magno.
Nello specifico Nicolò e Mattia, che, come le loro controparti canadesi, dirigono e sceneggiano i propri lavori, molti dei quali cortometraggi. Per i Magno Brothers però si tratta dell’ esordio, un corto di 13 minuti intitolato Ribelli a mano armata, presentato lo scorso martedì 29 settembre nientemeno che al Circolo degli amici del cinema, sala di quartiere ma non un luogo casuale: primo perché è un habitat per Nicolò e secondo perché costituisce una sorta di “ritorno a casa” per i fratelli, originari del quartiere; e come ogni ritorno è stato accolto da una sala piena.
Ribelli dura solo tredici minuti, ma ne vorresti di più, E’ un crime, un poliziottesco, un documentario sociale, anzi è una batteria dei tre generi, serrato. Impostato come un mokumentary, mescola una rapina in banca a Genova negli anni ’70 ad “interviste” a vari personaggi: testimoni, avvocati, criminologi, ostaggi e agli stessi membri della banda ad oggi.
E’ raccontato con un ritmo concitato, alternando i brillanti colori da Super8 (stupendi) che mostrano i flashback e l’idea di mala d’altri tempi, più romantica e stilosa, con la fotografia fredda da documentario moderno, fatto di personaggi compassati e di istituzioni meste.
Come Le Iene di Tarantino, la rapina non è mai mostrata – non è nemmeno importante – perché quello che ai Magno interessano sono le persone e i confini. I margini, la criminalità, l’idea di fuga realizzata anche tramite una ribellione - “una rapina in banca per un pezzo di focaccia” dice uno della banda – diventa una delle facce principali del film. Una fuga da tutto, anche dall’essere criminali, per diventare qualcos’altro: una batteria di persone.
C’è chi in sala ha citato Elio Petri e La classe operaia va in paradiso, ma la riflessione è meno politica e più poetica. I Magno guardano al microcosmo dei loro protagonisti più umani ed empatici degli altri personaggi, alle loro scelte, alle loro risposte, tanto che non puoi non affezionarti. Tanto che la risposta vera, su quello che spinge le persone a fare questa scelta, la trovi da te.
Il progetto nasce dall’esperienza sul palcoscenico del teatro degli Zingari e ispirato alle pagine di “Andare ai resti” di Emilio Quadrelli , ma i due fratelli lavorano di sinergia, spingendosi a vicenda per tradurlo in immagini. Nicolò dirige, Mattia sceneggia, ma basta conoscerli un po’ per vedere quanto i fratelli ci mettano anche del personale: Nicolò è educatore e attento regista, Mattia un lettore critico e che ha seguito le riprese adattando e modificando alla bisogna, senza per questo perdere lo spirito del progetto.
La musica è un ritmo inquieto e sommesso, che rievoca le percussiomi dei poliziotteschi degli anni '70. Il cast è affiatato e i ragazzi della "banda" non recitano, piuttosto prestano se stessi alla trama, specchiandosi nei loro alter ego cinematografici. Ancora una volta, un margine, un confine.
Con questo corto i fratelli hanno preso Genova a mano armata: di una cinepresa. Gli auguriamo che il prossimo colpo grosso sia un lungometraggio.
Voto 7 e 1/2

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