sabato 10 ottobre 2026

WIDOW'S BAY (2026)


 

 

I'm on an island, dirty dancing in the sun. So close to heaven but so far from everyone.  

Hiro Murai, Ti West e VV.

Una risata vi spaventerà. Questo è lo spirito con cui affrontare Widow’s Bay, una serie alla sua prima stagione che si muove sul filo del rasoio tra commedia nera e horror; un equilibrio delicatissimo da mantenere, eppure ci riesce per dieci episodi.

Widow’s Bay è un isoletta isolata (scusate il bisticcio di parole) del New England, un posto ancora fermo agli anni ’90, senza copertura per i cellulari e WI-FI e corrente che salta, non decisamente un posto andare in vacanza (oppure sì, dipende dai vostri gusti), Bene, il nuovo sindaco Tom Loftis vedovo e con figlio adolescente a carico  (Mattew Rhys) fa tutto il possibile per trasformare l’isola nella nuova Martha’s Vineyard , aprendola ai turisti e invitando un giornalista. Risultato: il villicobastian contrario Wyck (Stephen Root) gli dà addosso, sostenendo che l’isola sia maledetta, mentre la stramba assistente comunale Patricia (Kate O’ Flynn) vorrebbe abbozzare. Tom non ci metterà a convincersi che sull’isola c’è il male, fra nebbie assassine, rintocchi di campane fuori numero, alberghi stregati e molto altro; ad aiutarlo a capire che succede saranno proprio Wyck e Patricia in uno strano trio contro tutto il male con le maiuscole…

Dalla penna di Kate Dippold, che ha iniziato la carriera di sceneggiatrice con Parks & Recreation, anzi si può dire che Widow’s Bay sbocci da lì, in una gemmazione: la Dippold era stata assunta nel parco autori come autrice della suddetta serie con una sceneggiatura che ne ambientava una prima versione a Pawnee. Poi è la direzione è cambiata, ma per chi ha visto Parks e Recreation è facile ritrovare il tono surreale della serie in Widow’s Bay.

Gli ingredienti del successo dell’isoletta isolata sono vari: c’è una comunità con segreti à la Stephen King, un’idea di Carpenter, una spruzzata di maledizioni e folklore coloniale che è materiale per una puntata a stampo storico e personaggi scritti bene e interpretati ancora meglio;  Matthew Rhys è strepitoso nei panni di un sindaco stropicciato e vedovo, alle prese con situazioni surreali e nere. Una prova che ricorda certi personaggi di Bill Murray. Davvero, gli basta alzare un ciglio per cambiare espressione a seconda del tipo di situazione: scettico, assonnato, incredulo, sbigottito; il meglio lo riserva nella puntata in cui passa la notte nell’hotel infestato, che fra scrittura e situazioni gareggia con gli episodi più riusciti dei vari American Horror (con buona pace per Ryan Murphy). Non che gli altri due membri del team siano da meno, anzi. Wyck è un anziano disilluso, ruvido e abituato all’atmosfera opprimente dell’isola. Ma il vero jolly, anzi la regina nera è la Patricia di Kate O’Flynn, la classica ex compagna stramba della compagnia dai tempi del liceo, la cui solitudine è raccontata in uno degli episodi più belli della stagione, che sotto la maschera del sarcasmo cerca di scrollarsi di dosso l’etichetta di outsider aiutando i due maschietti.  Corvina, pallida e fisicamente ordinaria, sembra richiamare Shelley Duvall in Shining (altra strizzata allo Zio Steve), ma è più sfaccettata ed è il baricentro fra i due uomini. Ma sono solo la punta dell’iceberg di una comunità isolana piena di personaggi caratteristici e inquietanti in parti uguali, esattamente come il tono della serie: in bilico. Persino la regia è di Murai (che produce pure) è curata e a proposito di più sapori abbiamo un'ospitata di Ti West dietro la sedia del regista

Se non è la serie dell'anno, è una di quelle che più ci si avvicina. 

Sta su Apple Tv. Prendete il traghetto e fateci un giro. 

Un 8 pieno ci sta tutto.

 

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