Mike Flanagan
... e la forza si amplifica, e il sangue si mescola, e l'amore è una trappola...
Carrie aveva un papà di nome Stephen.
L’aveva concepita mentre lavorava al campus, guardando un distributore di assorbenti e immaginando una storia fatta rabbia, mestruazioni e telecinesi. Scrisse tre pagine a macchina e poi le cestinò, frustrato. Per fortuna sua moglie Tabby le raccolse, le lesse e lo incoraggiò a continuare.
Stephen nicchiò. “Ma non so un cazzo di spogliatoi femminili!” Tabby sorrise (o almeno è così che un bravo scrittore dipingerebbe la scena) e gli rispose qualcosa del tipo: “Ti aiuto io. Tu pensa al resto.”
Bene, l’edizione paperback di Carrie permise a Stephen di lasciare la roulotte dove viveva con Tabby e due figli piccoli e prendere una casa più adatta e al nome di Stephen King di cominciare ad invadere le librerie.
Nel ’76 arrivò un genitore 2, Brian De Palma che portò Carrie al cinema assieme a Sissy Spacek. Papà Stephen invece li accompagnò in autobus, pagandosi il biglietto di tasca propria; non era ancora così famoso. Cinquant’anni dopo, con un sequel e un remake alle spalle, l’ormai maturo scrittore, guarda la sua primogenita uscire con un tipo stempiato e paffuto ma affidabile, uno a cui piace l’horror, che aveva già allungato le mani sul Gioco di Gerald e aveva capito le atmosfere di Steve nel suo Midnight Mass. Ha persino centrifugato Poe (per Dio!), portandolo dall’800 al 2022.
E adesso ha promesso a Carrie di farne una serie TV. Vuoi vedere che il ragazzo ha talento?
E così dal 7 ottobre, ecco che su Prime arriva la nuova reginetta del ballo a firma di Flanagan.
Il nostro prende quel libricino d’esordio e lo trapianta direttamente nel 2026, riuscendo nell’impresa di attualizzarlo. Carrie White, per chi non la conosce è un'emarginata, una ragazza goffa che vive in una bolla tutta sua, fra derisioni e una madre fanatica religiosa, che come hobby la richiude in uno sgabuzzino con a "espiare" in compagnia di un crocifissio inquietanti. Quando ha le prime mestruazioni nello spogliatoio, non sapendo cosa sono pensa di morire dissanguata, finendo solo per venire bullizzata dalle compagne. Carrie però ha anche dei poteri telecinetici latenti...
La Carrie 2026 invece è così: un operaio muore in cantiere. Si scoprirà che a casa aveva la moglie Margaret e la figlia Carrie di cui tutti ignoravano l’esistenza perché…non uscivano mai. Carrie non è mai stata a scuola – ha ricevuto un’educazione famigliare - ma non conosce il mondo esterno. I servizi sociali obbligheranno Margaret a lavorare e Carrie figlia a frequentare il liceo e presto verranno fuori i divari: Carrie legge, ma non conosce il mondo di oggi: internet, i cellulari, si spaventa per le esercitazioni anti stragi e soprattutto non sa come funziona il proprio corpo e non sa cosa siano la pubertà o le mestruazioni. Cosa c’è di più crudele di un branco di adolescenti stronzi che già ti considerano stramba? Però Carrie è telecinetica e il suo potere cresce assieme alla pubertà e alla sua consapevolezza; nonché alla rabbia, quando viene perculata. Come la tieni a bada una figlia così?
Flanagan smonta il libro di King e lo ricostruisce aggiornandolo ai canoni dei teen drama moderni. Approfondisce certi personaggi, come la figura del padre di Carrie che nel libro era poco più di qualche righina, amplia il background della bulletta Chris con un divorzio doloroso e molto american style dei genitori (la mamma è nientemeno che Heather Garaham) e si salva al pelo dal renderla il personaggio cattivo – ma – che – in – realtà – è - buona –però-fan –tutto-per-renderla-cattiva. NO: Chris di fondo è una stronza e tutte le disgrazie che le capitano sono solo un di più per esacerbare il suo rancore verso Carrie. Un’altra cosa che non manca è una bella manciata di Woke: personaggi neri, ispanici, queer. Attenzione: non sto dicendo che è sbagliato o sconveniente, ma l’inserimento di queste categorie a volte sembra più una volontà di mantenere uil policamente corretto al whisky che una vera voglia di riscrivere i personaggi. Carrire parla di bullismo, di social media, di come gli adolescenti sanno essere crudeli e vacui allo stesso tempo. E' un po' un ode agli outsider, ma nello stesso tempo c'è anche la volontà portare Carrie alle nuove generazioni, a volte a discapito del libro originale, dove il ballo di fine anno era il climax, qui invece è già un evento passato, o la pudicizia nella scena della doccia, molto più casta del film del 1976.
Non mancano le strizzatine d'occhio: Carrie legge "il racconto dell'ancella" con cui il libro ha diversi punti di contatto, oppure il cinema dopo Carrie passa dopo la strage, coi cartelloni che mostrano una retrospettiva su...Brian De Palma.
Comunque: la Carrie di Flanagan è convincente, Summer Howell è più “scriccioletto” delle sue incarnazioni precedendi, ma per certi versi diventa più consapevole dei suoi poteri. Forse Flanagan ha letto le stesure alternative del libro, oppure ha ampliato l’orizzonte in vista della seconda stagione.
Samantha Sloyan è Mamma White, dura e rigida ma non fanatica come Piper Laurie, ma comunque ne viene da un ruolo altrettanto “infervorato” come quello di Midnight Mass. Il che è una garanzia, ma passa da iper-rigida a dea dei media in poco tempo. Anche se la sua morte è una bella rilettura del romanzo originale. C’è persino spazio per una parte alla Stranger Things, una sottotraccia che è un terreno scivoloso e non ho apprezzato molto, ma che vedremo dove porterà nella prossima stagione.
Comunque, da vedere. Voto 7 per le intenzioni.

Nessun commento:
Posta un commento