-Kris: "Sono Poli."
-Billy: "Chi è Polly?"
Jane Schoenbrun
Slasher: un genere di film horror a base di maniaci mascherati che accoppano ragazzotte poppute e urlanti in campeggi estivi, baite nel bosco e collegi femminili, prima di venire fermati dalla final girl di turno - rigorosamente finta bruttina e vergine. E i maschietti? Beh, stanno a fare il campionario di stereotipi prima di essere fatti a tranci. Vedere da Reazione a catena, Venerdì 13 e compagnia macellante per credere.
Bene, Jane Schoenbrun, dopo aver scritto e diretto quell’atto d’amore alle serie TV degli anni ‘90 che è Ho visto la TV brillare e averlo verniciato con una vernice rosa queer, decide di alzare il tiro e fare la stessa cosa con lo Slasher di cui sopra, disegnandoci sopra un murales con la bandiera rosa bianca azzurra.
La regista Kris (Hannah Einbinder), ventinovenne, cerebrale e queer, ha diretto un cortometraggio su Psycho dal punto di vista della tendina della doccia. Gli Studios di Hollywood superentusiasti, le affidano il compito di rinfrescare il franchise ormai esausto di Camp Miasma, che ha come protagonista il killer Little Death (nomen omen, vedremo perché), un tizio con una maschera che sembra un ventilatore. Kris però non vuole solo rinfrescare il genere togliergli la patina transofobica, soprattutto vuole Billy Presley (Gillian Anderson) la final girl del primo film della serie, ritiratasi dopo il primo film a vivere isolata nel campeggio di…Camp Miasma. Kris parte per cercare di convincerla e anche per capire il segreto nello sguardo della giovane Billy nel primo film della serie. Una ama il cinema, l’altra è il cinema. Kris è tutta cervella, Billy è carne (e che carne…). L’avvicinamento è inevitabile…
Gillian Anderson is the new Barbara Crampton; questo è stato il primo pensiero dopo aver finito Camp Miasma eccetera. Come la Crampton, L’ex Scully è pronta per l’horror diventare una Signora delle tenebre coi fiocchi. Qui è una Gloria Swanson (citata espressamente) in un viale del tramonto personale, perfetta, magnetica, in bilico tra seduzione e follia, la parte più godereccia. Hannah Einbinder invece è una specie di alter ego della regista, che dimostra cosa vuol dire amare e sentirsi un genere (cinematografico e sessuale) in un corpo che non ti corrispondere. Quando sotto gli “sprimaccia menti” di Billy, Kris confessa che mentre guardava Camp Miasma, la sua fantasia più grande (ed eccitante) “partire da me stessa, sfigata” e finire per trasformarsi in una tettona inseguita dal Little Death. “Mi trovi orribile?” Chiede a Billy. “Ti trovo bellissima.” Le risponde questa. E’ una sequenza quasi commovente, che tocca le corde nascoste e le sbandiera: ciò che ti definisce è ciò che ti cattura. Ma chi è che ti definisce? “Se diventa troppo reale, puoi sempre spegnerlo.” E’ la tagline della VHS di Camp Miasma: la stessa filosofia di Ho visto la TV brillare: dov’è il confine tra ciò che sei e che appari….e quello che vuoi essere davvero.
Nel caso di Kris, vorrebbe essere raggiunta da Little Death e allo stesso tempo guardare con la sua soggettiva , perché La Petit Mort è il nomignolo con cui i francesi chiamano…L’orgasmo.
Il campeggio è godereccio per tutti, vergini comprese.
Avevo un’aspettativa diversa: pensavo sarebbe stato più un The Final Girls con in salsa queer, con tutta la messa alla berlina dei meccanismi del genere (che invecchiano male, a volte), e invece diventa un omaggio molto più profondo, con intere sequenze citate paro paro dai capisaldi, con una punta di Cronenberg che ribadisce ancora di più gli abissi in cui la Schoenbrun nuota con un amore da fan, che solo i fan possono comprendere.
A tratti il film rischia di avvitarsi su sé stesso nel gioco metanarrativo, ma il finale è un immersione totale nello slasher e nella sensibilità di Jane stessa, e che sembra voler dire: attenzione alle vostre fantasie, possono avverarsi…ed è dolce e intenso come...le caramelle gommose e colorate. Rosa o rosse non importa; sei tu il sapore e la bocca che le mastica.
Dài Jane, non smettere di parlare di noi, a noi.
Voto: 7

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