mercoledì 9 settembre 2026

OSCAR INSANGUINATO (1973): Uccidere o non uccidere, questo è il problema.

 

 

 

 

Vincent Price era icona di sé stesso già da vivo. Alto, longilineo, sorriso sornione, baffetto curato e quel sopracciglio sagomato pronto a scoccare l’occhiata in tralice. Per non parlare della sua voce e di quella risata compiaciuta calda (e folle), indice di terrore molto prima che Michael Jackson la “noleggiasse” per il suo brano Thriller, facendogli declamare il monologo in stile gotico che chiude il brano, risata compresa; narra la leggenda che all’attore fu chiesto se ricevere una percentuale sugli incassi del disco o 200 dollari subito per l’esecuzione. Price, da gentleman passò subito alla cassa a prendere il contante.

 

«Darkness falls across the land,The midnight hour is close at hand.Creatures crawl in search of blood…» «Amleto?» «Michael Jackson; torna a studiare.»


E poi – last but not least -, il bacillo dell’istrionismo, quell’equilibrio tra macabro e ironia che mette nel recitare, gigioneggiando Poe nei film di Corman come se fosse Shakespeare e viceversa, con poche battute e tanti gesti; il Vittorio Gassman dell’Horror e se vi sembra un paragone azzardato, andatevi a recuperare Anima Persa (1977), dove il buon Vittorio ci regala una sorta di Jekyll & Hyde che…Okay, ho finito con le digressioni, promesso. 

Edward Lionheart è un attore shakespeariano così devoto all’opera del Bardo, che quando il club dei critici sceglie di premiare un giovane attore promettente anziché lui, la prende bene, ma non benissimo: con grandissima ira e furiosissimo sdegno(cit.)giura vendetta. Irrompe al club dove si sta festeggiando e dopo un’arringa infuocata s’impossessa del premio si getta dalla finestra. Viene dato per morto, ma il corpo non viene trovato. Infatti, Lionheart è vivo e un anno dopo comincerà a punire i critici uno ad uno, usando come contrappasso il repertorio di Shakespeare da lui interpretato nell’ultima stagione e con l’aiuto di una banda di abitanti delle slums londinesi che sembrano anticipare di quindi anni i barboni di Il Signore del Male.

Non starò a raccontarvi le singole esecuzioni un po' per non levarvi il gusto di scoprirle da voi, certo, ma anche per farvi rispolverare la vostra conoscenza su Shakespeare. Quali tragedie ha scritto? Cosa succede? Quale saranno i beffardi contrappassi escogitati dal diabolico Edward?

Trattandosi di Price gli omicidi saranno macabri e ironici, condito da un black humor che solo lui sa amministrare con dovizia.

Servo solo un piccolo aperitivo: al critico gourmet e amante dei caniche gli ha stroncato il suo Tito Andronico (Robert Morley con quale l’ispettore Bloch di Dylan Dog ha qualche debito di immagine), farà credere di essere ospite di un programma di cucina dove potrà degustare ottimi piatti, tra cui un pasticcio… con i suoi adorati barboncini! Proprio come alla regina Tamora venivano serviti i propri figli. Qualcuno gradisce ancora una fetta?

 

«Hai tolto la gioia di mangiare. Ogni piatto che hai servito stasera è stato un esercizio intellettuale.» «Guarda che quello è un altro film. Voi critici non capite proprio un ca…ppero.»

Il meccanismo è lo stesso di, l’Abominevole dottor Phibes (1971), altro film del grande Vincent.                  Lì inscenava le dieci piaghe d’Egitto per punire un’equipe medica rea di non aver salvato sua moglie da un incidente, qui usa le tragedie teatrali con tanto di morti spettacolari attuate in barba alla sorveglianza – imbranata o impotente, scegliete voi – della polizia. Ma se in Phibes era quasi ieratico perché il suo volto in realtà era una maschera malinconica e spettrale, qui la trama permette al buon Price di fare one man show, la pietra nera di tutto il film, sfoggiando tutto il suo repertorio di cachinni e travestimenti, tra cui il mio preferito Butch, il coiffeur gay per signora con permanente alla Hendrix che punisce la critica zitella secondo una personale risivitazione de l’Enrico IV:una acconciatura nuova fiammante: Letteralmente.  A proposito, l’attrice Coral Browne che interpreta l’acida critica, dopo questo film diventerà la terza e ultima signora Price, con tanto di conversione al cattolicesimo di Vincent.

Ve l’ho già detto che è proprio un signore con tutte le maiuscole?

 

«Come si chiama il taglio?» «Giovanna d’Arco, cara. Nuova fiammante.»

 

Oltre al Grande Vincent, troviamo una splendida Diana Rigg a reggergli il gioco nell’ambiguo ruolo di figlia-ancella dal nomen omen di Edwina, nonché novella Cordelia. Non svelerò troppo, ma il suo doppio ruolo è il segreto di Pulcinella svelato anche dal doppiaggio e da una malizia nello spettatore più moderno. Un’attrice dal lungo curriculum cinematografico e televisivo, che chiude in un ruolo ambiguo come questo film nel bel Ultima notte a Soho, grazie a Edgar Wright.

Il Club dei Critici è un mini-cast di volti e stellette dell’horror (e non) dell’epoca, la dimostrazione lampante che certi critici, in qualsiasi epoca a volte farebbero meglio a fare altro. Ciascuno di loro è un diverso campionario di vizi: c’è l’avvinazzato, la megera, l’effeminato, il rozzo e geloso della bella moglie con le dolci fattezze di Diana Dors (di quale tragedia saranno vittime? Se non sbaglio era quella del commerciante di fazzoletti a Venezia…), l’ipocrita. Persino Devlin, quello più assennato che attaccava Lionheart per dimostrargli che il teatro era altro oltre a Shakespeare ha un’aura quasi puritana che lo ferma dall’esserci completamente l’eroe positivo

 

«Sandie? Oh, mi scusi, da lontano l’avevo scambiata per Ana Taylor-Joy.» 

In mano ad un altro regista uno script così rischiava di pendere dal lato sbagliato, Ma per nostra fortuna è andato ad un regista britannico fino al midollo, quell’onesto mestieranteDouglas Hickox che tratta la materia con un aplomb e un black humor che è come una black sauce su un pudding. E come in casa Bava il mestiere di regista si tramanda di padre in figlio, anche qui, in casa Hickox il primogenito Tony cresce respirando l’aria del set e se ne ricorderà quindici anni più tardi per il suo debutto, scrivendo e dirigendo una storia che omaggia proprio questo genere di film…

Price lo considerava un dei suoi film preferiti (ha pure trovato una moglie, fate voi), ed essendo appassionato di scherma, chiese di inserire una sequenza di duello, col risultato però di vedersela girare quasi tutta da una controfigura. Ma non importa, le migliori stoccate le tira con suo sorriso diabolico ogni volta che un critico muore.

Sembra che Christian De Sica voglia farne un remake, ma non sia riuscito ad ottenere i diritti. Peccato, perché sarebbe l’occasione giusta per lui di togliersi qualche sassolino dalla scarpa.  Daje Christian, farcimo ‘sti cinepanettoni de sangueee!

Adesso giù il sipario e mi raccomando: applaudite.

 

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