...Run away, go, Run away go...
Kevin Macdonald
Una recensione da finire, un film in sospeso su Prime da completare, una scadenza improgorabile (o quasi) e poi quando ti accingi a premere play, ti cade l'occhio su questo The Runner, che dalla fradicia jogger Gal Gadot in copertina e dalle due righine di trama e l'ora e venti risicata per raccontartela, ti fa capire subito dove va parare: thriller action allo stato brado. Premere o skippare.
Ho scelto la prima opzione, così sono qui a parlarne (scusa Audrey Rose, ci rivediamo presto).
Gal Gadot, la Wonder Woman di questo millennio, è l'avvocata londinese Maia Marten, tosta, single (o quasi) con tanto di figlioletto diabetico: la perfetta eroina da action dura e pura, con una goccia di passato tormentato quel tanto che serve, ma che non frega niente a nessuno, manco agli sceneggiatori; tanto Gal/Maia deve solo fare una cosa: smettere di fare il jogging mattutino e correre come pazza per tutta Londra per salvare il figlio dal cattivone di turno che gliel'ha rapito, seguendo le istruzioni del lestofante (Damian Lewis, nei panni del gelido killer di turno). Maia dovrà infatti uccidere il testimone chiave di un processo per omicidio che lei stessa ha convinto a testimoniare che sta sotto scorta dall'atra parte della città, prima che venga trasferito in aula.
Per cui la nostra Wonder Maia deve stare al telefono col killer che la traccia da tutti i dispositivi possibili, stuzzicandola, incitandola in una corsa contro il tempo, pena la morte del pupo, che essendo diabetico è stato mandato in coma glicemico e solo l'antidoto che mamma ha nel marsupio potrà salvarlo.
Sai già come va a finire: le regole sono quelle codificate da Commando in poi, ma è quello che ti aspetti. Solo che qui hai Gal che corre, suda, ansima, s'ingegna, s'impegna, combatte contro i rilanci di tensione buttati lì dalla sceneggiatura - alcuni credibii, altri invece da "seee, ma che è?! Wonder Woman? Ehhh...sì!"
Gal ci mette anima e corpo (e tanto sudore), Damian è più in ombra, ma il risutato e prevedibile. Non è un difetto, è quello che propone questo genere di film ad oggi.
Si svolge in tempo reale, in una Londra che sono più scorci di parti poco da cartolina, anche se un bel finale sul Tamigi è d'obbligo. Ma poteva benissimo anche essere girato a Cinisello Balsamo.
Ma non importa: Gal, Damien e il regista Kevin Macdonald (L'Ultimo Re di Scozia, perdio), fanno il loro dovere e ritirano l'assegno. Gal magari pure un paio di Gatorade.
Più che onesto, innocuo. Ma se avete un'ora e diciassette minuti da far passare senza troppe pretese e vi piace guardare Gal sudare, allora è per voi.
Un 6 politico.

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